Haters “di classe”

Ho 44 anni e “frequento” le scuole medie.

 

30C277B7-5475-41E2-A9E9-FDF34A5E194F

Vi “bazzico” non solo in senso figurato: entro ed esco quotidianamente dalle aule abitate da preadolescenti e adolescenti del nuovo millennio.

Credo proprio di conoscerti caro ragazzino, cara ragazzina!

Giorno dopo giorno, momento dopo momento, situazione dopo situazione, lezione dopo lezione fisso i loro nomi e cognomi e imparo a memoria i loro profili. Osservo i loro visi, le loro movenze, ascolto le loro voci e memorizzo anche quelle. C’è chi studia e chi fatica a memorizzare semplici regole grammaticali; chi urla e chi bisbiglia. C’è pure chi non apre mai bocca! C’è chi scrive, chi non legge, chi conosce fin troppo bene la cronologia del Medio Evo. C’è chi sta fermo sulla sedia, schiena dritta, e chi non riesce a stare mai fermo. C’è chi ti chiede di andare in bagno cento volte al giorno. C’è chi ti ascolta, chi ti fa domande e chi disegna cuoricini sul proprio diario. C’è anche chi il proprio diario lo distrugge letteralmente (ndr. Distruggi questo diario di K. Smith, ed. Corraini). ”Prof, glielo giuro, sto ascoltando! ha appena detto bla, bla e bla!”

FC53A2B7-013B-4209-9854-810238D8CFA7

Non posso proprio affermare che questi undicenni, dodicenni, tredicenni non siano buoni. Li guardo, li osservo: no, non sono teppisti, non sono maleducati (almeno con me non sono mai stati scortesi!), non sono dei fannulloni e non sono nemmeno distratti. Sì, cioè, mi stanno ascoltando, ascoltano ciò che dico. Ognuno a modo suo mi dà retta. Oggi grammatica: tà, quaderno sul banco. Posso venire alla lavagna?

Ai miei tempi non era così: ma chi ci voleva andare alla lavagna? Solo i quattrocchi secchioni!

Li osservo ancora, dalla cattedra, e me li immagino cresciuti. Quale sarà il loro futuro? In sostanza sono, in nuce, ciò che saranno da adulti. Qualcuno farà carriera, qualcuno a malapena prenderà il diploma. Eppure tutti oggi partecipano alla vita di classe: sono presenti. Scrutano il compagno di banco, lanciano un’occhiata alla compagna dell’altra fila, si fanno un’idea di come sarà il mondo là fuori. A me sembrano forti e sani. Ci tengono a essere considerati, ascoltati, premiati. Continuo a osservarli: mi sembrano bravi ragazzi. Sono senz’altro bravi ragazzi.

Eppure, in quelle testoline si annida qualcosa che non promette nulla di buono.

Ho scoperto che in classe ci sono degli haters.

86827719-D9B9-408E-9A74-513356B218E3
Illustrazione di Nicoletta Ceccoli, The uninvited, Hide and Seek, Corey Helford Gallery

 

 

 

 

 

 

Questo fatto è sotteso, non si manifesta granché durante l’orario scolastico. Quando siamo in classe le ore sono dedicate alle attività didattiche: il tempo a disposizione è sempre pochissimo e c’è tanto da lavorare. Quasi mi dispiaccio di lasciar loro poco spazio per una chiacchiera tante sono le pagine di storia da spiegare, quelle di antologia da leggere; per non parlare di geografia! Due ore alla settimana sono davvero troppo poche per portarli a fare il giro del mondo.

A quanto pare l’anticamera di questa spirale “d’odio inaudito e gratuito” è la chat di classe su whatsapp: la vera echo chambers del fenomeno.

Cioè? Volete dirmi che nel pomeriggio anziché studiare i vostri figli lanciano invettive “tutto contro tutti” sulla chat di classe. Cosa scopro? La chat non è una sola ma si sono moltiplicate? Una, due, anche tre chat diverse, non voglio conoscere i nomi, per carità, canali separati cui partecipano un buon numero di questi ingenui angioletti? E tutti giù a dire “pesta e corna” di questo e quello, a demolire Tizia, a denigrare Caio. Così, per sport, pour parlè, alè alè.

Li osservo ancora, non ci credo. Proprio loro, serpe in seno. Bisogna fare qualcosa, non si può stare a guardare. Son così piccoli e già odiano con leggerezza, senza motivo. Ma chi glielo ha insegnato?

Urge una cultura della civiltà online insegnando a scuola il rispetto per il prossimo e la dignità delle persone che vivono dall’altra parte della tastiera, sia essa del’iphone o dell’ipad.

Ho già in serbo un’attività di grammatica del complimento. Impariamo a usare i pronomi e gli aggettivi. Due minuti di positività: tu sei bello, tu sei intelligente, tu sei paziente e tu sei simpatico, attraente, buono. Sei il compagno che tutti desiderano in classe, sei divertente, sei coinvolgente, sei il migliore!

6B9BAECC-93D7-44B9-A2DD-C36571A0EA26

A turno gli alunni verranno invitati alla lavagna, non dovranno scrivere ma ascoltare: ascoltare le parole positive che i compagni sapranno esprimere nei loro confronti. Ognuno dovrà trovare la parola giusta, riconoscere almeno un pregio dell’altro, decantare le qualità dei coetanei, lodare un lato buono, quello nascosto, che non si vede.

E visto che come insegnante non posso agire fuori dall’aula, unico spazio in cui ho potere decisionale, da domani in classe basta insulti.

E se volete sfogarvi, distruggete pure il vostro diario! la prof è d’accordo.

 

97ED927B-64D5-4EBC-A342-DC19076022F1

 

 

 

Annunci

Zitti, silenzio

Una delle cose più difficili da trovare tra i banchi di scuola è il SILENZIO: ottenerlo ma, soprattutto, mantenerlo costante nel tempo è faticosissimo.

Tutti lo cerchiamo, nessuno lo sente.

C69D1A74-6DBF-40A0-B7BA-CE7444F154B5

Ci vuole! Il chiasso disturba. Non mi riferisco solo ai rumori tipici delle classi: quella solita sedia che striscia sul pavimento, l’imperterrita matita che cade, l’improvviso colpo di tosse o l’incontenibile starnuto, il costante suono della campana – puntuale ogni ora – il tamburellare della penna sul banco di quel bambino nervoso o persino il martellante rumore dell’escavatrice all’angolo della strada, che proprio non ti da pace quando devi introdurre l’aggettivo qualificativo. Ma loro no, cosa vuoi che gli interessi degli aggettivi, devono tracciare l’asfalto per l’installazione della nuova FIBRA!

C’è bisogno di silenzio a scuola: è indispensabile per essere ascoltati, per somministrare la lezione quotidiana o la solita inutile predica. Anche gli alunni hanno bisogno di silenzio (loro non lo sanno) di un lungo respiro di niente, di una pausa, Stooooooop!

Da una parte c’è chi lo impone U-R-L-A-N-D-O, chi lo instaura con un solo SGUARDO GLACIALE (ricordo alcuni miei docenti delle superiori), chi lo chiede ripetutamente: Silenzio, ho detto silenzio, silenziooooo e, contemporaneamente, amplifica i toni battendo la mano sulla cattedra. A ognuno il suo besilentstyle.

Quello di cui vorrei parlare è però l’astensione o cessazione dell’esercizio del parlare.

Sospensione della parola, proprio.

F2E48B69-F209-44FF-99FC-67ADA7FFD076

 

A volte nelle classi sono riunite fino a 29 anime, tra bambini e docenti. Il punto non è solo saper chiedere l’interruzione del chiasso ma dimostrare di essere noi insegnanti i primi a poter stare zitti.

Ma come??? Zitti noi?

L’insegnante DEVE spiegare!

Certo, nella sua ora deve anche spiegare, ma chi ha detto che la lezione deve essere solo una parafrasi del testo. Soprattutto, non deve essere un tediosissimo monologo fronte/alunni che, (poverini!!) dopo venti minuti sono già in preda alla noia.

Ah, cosa mi state dicendo? Ma io DEVO andare avanti con il programma (ma quale programma che i programmi ministeriali non esistono più!).

Insomma, se si riuscisse a parlare di meno e fare di più! Scrivere di più, leggere di più (magari ognuno quello che preferisce), bisognerebbe abbassare i toni.

Ma soprattutto bisognerebbe leggere di più ai ragazzi, noi a loro, a voce alta.

F2F4F434-7E89-4266-BEF0-4EABCA4981C9

Quando leggo loro qualcosa non devo mai chiedere il Silenzio!

Calma, Coerenza, Costruttività.

 

 

 

Cara maestra, caro maestro

Cara maestra, caro maestro

ho l’arduo compito di dare continuità al tuo lavoro: semino l’italiano, spiego la storia e insegno la geografia nella scuola media inferiore. Ci provo. Raccolgo il tuo “testimone”, ricevo lo scettro (per le discipline letterarie) che è stato tuo nei precedenti cinque lunghi anni. Un grande piacere e una grandissima responsabilità per noi prof: essere alla tua altezza non è affatto scontato.

Scrivo perché ho bisogno di comunicare con te, urgentemente.

So bene che il tuo è un mestiere molto difficile. Molto più difficile del mio. I giovani alunni di prima (ma anche quelli di seconda e di terza) hanno passato con te ogni giorno dei cinque anni pre-scuolamedia. Per alcuni sei stata/o il punto di riferimento costante, cardine infaticabile, immobile colonna, unica voce per i bambini: tutti i giorni nelle cinque classi delle elementari (salvo che non ci siano stati avvicendamenti o sostituzioni in corso d’opera, come talvolta accade).

07AB5FAF-8C83-42C1-85D4-7A53E84189EC

Il tuo appellativo è così forte, il tuo titolo importante, essenziale, così perfettamente fissato nel vocabolario degli studenti, così anche nell’immaginario, che i primi giorni alle medie i ragazzini di prima continuano a chiamarmi MAESTRA. E mica mi offendo, sono contenta. Perché riconoscono il ruolo, assimilano la mia figura alla tua: sanno che al nostro interno c’è tutto ciò che occorre ai bambini per imparare a leggere e scrivere e contare e cantare e saltare. Ci sono addizioni, fiumi, esercizi, canzoni, storie (cit. “Come funziona la maestra” di Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer, ed. Il Castoro, 2015), tutto compresso, condensato dentro il nostro corpo. Un corpo che è presenza scenica in classe, voce recitante e silenzioso ascolto, quando occorre.

Spesso unica risposta a tutti i quesiti.

5236AE36-0245-42B9-97EF-4ADA1AEF980E

Tu sei la S C U O L A.

Se ti hanno amata la ameranno, se ti sei fatta odiare la odieranno.

Diciamo pure che hai contribuito generosamente al buono o cattivo esito del successo scolastico dei nostri studenti. Ci precedi in questa impresa complicata che è introdurli al mondo della cultura. E il modo in cui lo fai incide sul loro amore per il sapere.

4DFBED24-EEA9-4B6A-BDB2-0F7C2FE88D28

Il nostro obiettivo comune: seminare la conoscenza, la passione per la conoscenza? Coltivare le menti, attendere con cura alla loro maturazione? Siamo un distributore di nozioni (questo si aspettano le famiglie), siamo un pozzo di scienza, un contenitore di belle frasi fatte? Siamo predicatori? Dispensatori di soluzioni pret a porter? Paladini della cultura, luogo privilegiato dei “saperi” locali e globali? Siamo perfetti?

Certo, sono anni difficili. E l’Istituzione scolastica non sempre viene incontro alle esigenze dei suoi operatori, mancano quegli accorgimenti che ci permetterebbero di lavorare meglio, di distribuire meglio le energie e dedicare il giusto spazio a ogni singolo alunno. Di curarli tutti, uno per uno. Le classi sono affollate, le famiglie non sempre ci sostengono, a volte non sono proprio in grado di farlo, non tutti ne sono capaci. Oggigiorno nemmeno le strutture scolastiche e la cultura pedagogica riescono a riempire certi vuoti, inadeguate, come sono, a cogliere la complessità del mondo contemporaneo.

La chiusura all’apprendimento, stando a quanto si legge nei sostanziosi lavori di Maestri di Strada «è strettamente connessa con la chiusura al rapporto, con esperienze deludenti di relazione con gli altri, in primo luogo con gli adulti di riferimento» (cit. da “Il deserto dei significati” che allontana i giovani dalla scuola, Tania Caredda, Left), siano essi genitori o insegnanti.

Dunque? Perché ti scrivo?

Perché ho bisogno che ci mettiamo d’accordo su alcuni punti essenziali. Perchè io possa raccogliere ciò che hai seminato.

Siamo uomini e donne, diversi, per temperamento, vocazione, motivazione. Abbiamo scelto questo mestiere, non può che essere andata così. Nessuno ci ha costretti. I nostri alunni sanno che venire a scuola è un obbligo ma anche un diritto. Tutti i giorni parliamo di diritti a scuola, diritto alla vita, diritto di opinione, diritto di essere rispettati.

Mi interessa capire come mai, a volte, gli adolescenti arrivano alle medie scoraggiati: ansia da prestazione, poca fiducia in se stessi, allergia allo studio. Alcuni detestano la matematica e la grammatica e anche la geografia. Idiosincrasie primitive? Altri, nei loro componimenti, continuano ad avere moltissimi dubbi ortografici, quasi non avessero chiara la proiezione di fonema/grafema.

Alcuni mi dicono non so disegnare, non so scrivere e finiscono per non brillare in quelle materie come l’educazione artistica, la musica, discipline che dovrebbero appassionare, suscitare entusiasmi, risolvere l’anno scolastico, proprio quando la media dei voti nelle materie più complicate non raggiunge pienamente la sufficienza.

Che cosa è successo in questi 5 anni?

Lo so, a volte i problemi disciplinari, l’esuberanza di alcuni, la continua richiesta di attenzione di altri, impedisce il fluente corso delle lezioni. SILENZIO!

Dobbiamo interrompere continuamente le nostre comunicazioni di servizio (noiose regole di grammatica, astratti problemi di matematica) per soddisfare tutte queste domande, dare la parola a tutti quelli che vogliono dire qualcosa. DOVETE SOLLEVARE LA MANO PER CHIEDERE LA PAROLA!

E la mattina finisce; impossibile di questo passo finire il programma. PER DOMANI VENTI PAGINE.

Ma possiamo toglier loro la parola? Possiamo chiudere le comunicazioni con un BASTA!?

Troviamo un modo comune per migliorare la capacità di ascolto.

Leggiamo libri a voce alta in classe. Io in prima uso questi, se vuoi te li presto.

4FB4A56F-751C-45B7-BD0E-492FF3370CC3

Troviamo un modo convincente per migliorare la produzione scritta. Incentiviamola con esercizi creativi. Giochiamo alla “scuola che vorrei”. Interroghiamo le giovani menti: quale sarà il modello di scuola che vorrebbero, non conta il loro pensiero?Non imponiamo sempre il nostro ormai obsoleto metodo didattico, per i tempi che corrono forse non funziona più.

Io porto in classe questi.

CCE9C5DD-7F59-4C46-A463-BB17CA8E15B6

Stimoliamo la lettura utilizzando strumenti diversi dalla parola scritta: usiamo per i silent book per migliorare la competenza visiva e quella di rielaborazione attraverso la lettura ekfrastica.

Questi sono tra i migliori.

1455DAAF-E627-494C-9A7F-8CB2D4E8EA74

Introduciamo attrività che promuovano lo Star bene a scuola. Perché se i nostri ragazzi non stanno bene a scuola, se non stanno bene con noi i nostri sforzi sono inutili.

Come vedete non ho parlato di innovazione tecnologica.

Cara maestra, caro maestro,

questa è solo una riflessione a voce alta di una prof che è anche mamma. Mia figlia l’anno prossimo andrà in prima elementare. Ogni giorno da tre anni va alla scuola materna. Ed è contenta di frequentarla. Quando non sta bene e deve restare a casa mi dice: “IO VOGLIO ANDARE A SCUOLA!”

E44CB06E-6D1F-4489-817F-B9813CF31009

Il mio desiderio più grande è che continui a dire così i prossimi cinque anni.

 

Imperdibili:

MigrandoChiuso per ferieForse l’amoreFavole al telefonoIl libro degli erroriGiancretino e ioTutto da me

 

 

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑