Sintonizziamoci!

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Torno su un tema che è sempre attuale e riguarda tutti gli ordini di insegnamento. Alla primaria, alla secondaria di primo e – confermo per viva esperienza personale dell’ultimo mese – di secondo grado, mantenere alto il livello di attenzione e un clima di classe sereno, silenzioso e collaborativo è davvero impegnativo. 

Per un docente è sempre più difficile coinvolgere e motivare gli alunni. Gli insegnanti oggi, diciamola tutta, sono in percentuale molto preparati nella propria materia ma hanno aspettative troppo alte, troppo spesso deluse. Tanti insegnanti vorrebbero sedersi in cattedra e iniziare la loro lezione quotidiana senza prima aver favorito la sintonizzazione con il proprio ascoltatore perché i ragazzi frequentano le superiori non sono più alle elementari e certe cose dovrebbero capirle! In realtà alle elementari gli stessi alunni erano un modello di disciplina! Cosa è successo nel frattempo?

Sentiamo (frequentemente) dire che in quella classe non si riesce a far lezione! se gli studenti non giacciono in stato di perenne gessificazione, congelati come Mammuth, fermi, immobili, tutti orecchie, penna pronta, quaderno aperto, mani sollevate solo per porre domande. Forse questi prof hanno dimenticato di essere stati un tempo giovani allievi adolescenti, altrettanto facili alla distrazione e difficili da ipnotizzare. Questi insegnanti mal tollerano il manipolo di studenti quattordicenni, in particolare modo, se sono in perenne movimento, chiacchierano durante la lezione, si alzano senza permesso, chiedono di andare in bagno o di poter sgranocchiare un cracker prima della ricreazione. Non basta mettere gli allievi in front of perché questi si applichino, si appassionino, ragionino senza intoppi, seguano pedissequamente, provino entusiasmo per questa o quella disciplina. Insomma perché apprendano, memorizzino, capiscano, apprezzando davvero le energie spese dentro le mura scolastiche, non basta una laurea o un dottorato di ricerca, possedere o meno l’abilitazione all’insegnamento.

Presentarsi privi di flauto magico può essere molto rischioso. 

La chiave numero uno è NO ai rimproveri, sì agli elogi.

Ma questi non sanno fare niente, non sono bravi in niente, mi disturbano, mi impediscono di lavorare!

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Questo non è mai vero! Le lodi suscitano sempre simpatia e rispetto. Un complimento provoca una sensazione di piacere così come le sensazioni negative legate al rimprovero si àncora alla persona che viene rimproverata generando una frustrazione senza ritorno.

Se il primo giorno di scuola mi trovo davanti a un gruppo caotico, dovrò essere molto bravo a gestire il mio “fastidio” utilizzando l’autocontrollo. Per essere leader, bisogna essere persone molto calme, capaci di gestire e domare il caos con serenità. Anzitutto bisogna scovare le peculiarità e i punti forti di ogni alunno, perciò bisogna subito entrare in sintonia con loro. Bisogna fare le giuste presentazioni, bisogna conoscere, scovare le passioni, trovare il punto di incontro fra l’adulto e l’adolescente. L’ascolto empatico, poi, è fondamentale. Mostrarsi sinceramente interessati agli altri non credo sia poi tanto difficile. Abbiamo molte cose in comune: a tutti piace il cinema, tutti hanno letto almeno un libro, o sono appassionati di street art o di videogiochi. Se noi li ascoltiamo, loro saranno più propensi a seguirci quando proponiamo un’attività o suggeriamo un’idea.

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L’aula è popolata da tanti esserini: chi disegna, chi pasticcia o distrugge il diario, chi guarda fuori dalla finestra, chi tiene gelosamente in mano il cellulare (anche se spento) sotto il banco. C’è chi ride, chi interviene senza sollevare la mano. Chi mastica chewing-gum, chi si siede come un indiano, chi in ginocchio si dondola sulla sedia. C’è chi “ho freddo”, può chiudere la finestra? Chi “ho caldo”, può aprire? Chi “non ho il quaderno”, chi “non ho il libro”, chi “non ho la penna”! Mille esigenze. Tutte, per altro, lecite. Perché le pause sono poche e le ore di lezione incalzano, ognuna con il proprio tutor.

La difficoltà principale consiste nel gestire una lezione in maniera lineare, tranquilla, efficace?

Se io sono un tipo Entro. Buongiorno. Mi siedo. Spiego. Interrogo. Arrivederci. Difficilmente i ragazzi mi daranno retta. Anzi, tenteranno in tutti i modi di intralciare il mio progetto quotidiano.

Invece se io Entro. Buongiorno, come state? Due battute sul look di questo o quello, passo in giro fra i banchi, scrivo un messaggio simpatico alla lavagna o disegno un personaggio buffo, dico via tutti i cellulari che fra un po’, se non state attenti, ve li installano perennemente sul braccio con qualche marchingegno che indebolirà il vostro cervello. Non lo sapete??? Bene oggi facciamo un patto. Ditemi come volete che io sia, io dirò come mi aspetto voi siate. Sapete che siete bravi? Certo l’italiano scritto deve migliorare, vedete qualcuno ha sbagliato qui, qualcuno qua (senza mai fare nomi). Cosa dite può esservi utile questo tipo di attività di correzione? Benissimo oggi abbiamo lavorato bene. Ammiro molto il vostro impegno! Mi dispiace, è durata troppo poco la lezione. Avrei voluto restare di più con voi. Arrivederci!

Solo dopo il consenso, arriverà l’ascolto e poi l’apprendimento.

Infine, a un certo punto della lezione, sto ferma e zitta, immobile, muta e osservo gli alunni. Si crea un silenzio di tomba surreale. Questo piace sempre a tutti!

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Proprio in quella classe dove solitamente c’è un casino infernale!

 

 

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