Creativi a scuola. Ovvero liberi di sbagliare

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Sappi che sei sorprendentemente pieno di risorse e capace di adattarti.

Inizio questo nuovo, nuovissimo, meraviglioso, stupefacente, interessante anno scolastico dedicando a me e ai miei studenti questa frase tratta dal nuovo volume di Keri Smith intitolato “The wander society”.

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La scrivo (qui, virtualmente) sulla lavagna e inizio a osservare, a raccogliere, a errare.

Mi trovo per l’ennesima volta in una stanza a forma di aula (che le aule son, in fin dei conti, tutte uguali, tranne che nell’ampiezza e nel contenuto umano): io di qua, loro di là. Io banco grande, loro banco piccolo, condiviso. Un gruppo sparuto si accomoda davanti, la massa rigorosamente in fondo, a distanza di sicurezza. Quando si inizia a vagare, è normale sentirsi confusi, disconnessi. Potrebbe anche darsi che il nostro critico interiore stia intervenendo, dicendoci che non siamo capaci.

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Io “prof alle superiori”. Sarò in grado di coinvolgere questi ragazzi, pronta a trasmettere, a comunicare, a segnare il loro percorso formativo? Non è un’esperienza del tutto nuova questa che mi capita a tiro, ho già insegnato in questo istituto. Però, ti ritrovi solo, davanti alla classe e senti quella leggera tensione, una vertigine, una leggerissima sensazione di PANICO. Non è diverso per loro.

Forse la prof sta guardando proprio me. Cosa vuole? 

Li vedi. Il corpo rigido. Si fanno forza, inclinandosi leggermente sul compagno di destra o sinistra, nascondendosi dietro quello davanti. In fin dei conti sono “nudi”, indifesi davanti a te, temono la tua chiamata, anche solo per pronunciare il proprio nome a voce alta.

La prof di lettere! La peggiore. La logorroica. Quella che leggiamo a tutti i costi. Quella che ci farà scrivere. Ma chi ne ha voglia! Adesso inizia a rompere questa!

Parlo, per l’appunto! Di me, di loro, dell’accordo che dobbiamo stringere, della promessa, della stretta di mano pre partenza. Guardo le reazioni, le loro, la mia alle loro. Sono pieni di risorse, sono piena di risorse. Adattiamoci. Andiamo per tentativi. Lavorando sul campo.

Prendo un bel respiro, tiro la rincorsa e parto. Visto che “il caso mi fornisce tutto ciò di cui ho bisogno (Ulysses, James Joyce) – una scuola diversa, alunni inaspettati, differenti, mai incontrati prima –  il mio itinerario, la mia ispezione nelle mente dei liceali, necessitanti di una cultura “superiore”, aspiranti maturi può avere inizio. Un viaggio nella mente degli “Acerbo sarai tu, 2.0” potrebbe essere una svolta!

L’attrezzatura per (…) creare il mondo che desidero e attrarre coloro che hanno affinità e farlo diventare universo (Anaïs Nin, The Diary) dovrei averla. (Cit. sempre Keri Smith, p. 82)

Borsa, fondamento del mondo portatile. Grande abbastanza per portare il nécessaire nesesèer

Divisa, abiti che ti fanno sentire te stesso (con spille)

Strumenti, taccuini, diari, utensili per scrivere, contenitori, lenti di ingrandimento, tablet, matite colorate

Cibo, cibi energetici (la prof mangia sempre in aula!)

Libri, la Smith consiglia di portare uno due libri o con i quali sei fissato.

Il primo giorno ho portato questi qui sotto:

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Sveglia! Non stai più alle scuole medie. Embè! Come no, in prima liceo, trovo ciò che ho lasciato di là. Sono ancora alunni di terza media. E così in seconda e in terza e in quinta, trovo cosa lascio nel contesto precedente. Mi pare di percorrere la stessa via, ma dovrò prestare attenzione a elementi diversi.

Ho cambiato percorso di proposito, per incorrere in nuove esperienze.

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Passeggio fra i banchi, tutti rigorosamente stipati sul fondo di una delle ampie aule del Liceo Artistico dove insegnerò, ancora una volta, materie del gruppo letterario. Insegnare a leggere e scrivere (sempre meglio, speriamo) ad alunni che hanno scelto l’arte e la creatività mi incuriosisce molto.

Non ho nessuna intenzione di portare solo parole: le useremo, sbagliando, per creare immagini. Anche cancelli, se occorre.

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E per iniziare, Limerick.

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Buon anno scolastico!

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