Piazza pulita

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Se c’è un’attività in cui gli alunni sono eccellenza questa è mettere a soqquadro gli ambienti scolastici. Sono davvero bravi in questo. Metti 20-25 adolescenti in un’aula per almeno 5 ore. Agita bene e…

Se all’inizio della giornata la scuola è in ordine e pulita, alla fine delle 5 ore in classe sembra sia scoppiata la terza guerra mondiale. Come la mettiamo?

Non sono stato io e poi ci sono i bidelli…

Ecco, chi come me frequenta le aule scolastiche da molti anni conosce benissimo queste spudoratevergognoseimpertinentimenefreghisterisposte. Voi non ne avete idea! Quanta carta appallottolata. Quante bottigliette vuote. Quanti residui di temperalapis e gomma da cancellare, involucri di merendine e crackers fuoriescono fuori dal sottobanco, man mano che le ore corrono. Ma dove si trovava tutta questa spazzatura prima di diventare spazzatura? Se chiedi a loro, è stato come Ulisse di fronte a Polifemo=NESSUNO: quel disastro non è opera loro, ma quando mai! E poi ci sono i collaboratori scolastici. Dove sta il problema? Questo è il loro lavoro. Quindi, ogni santo anno, mi ritrovo a spiegare meglio quale sia il ruolo dei collaboratori scolastici (santi subito!), persone davvero pazienti, che hanno tantissime mansioni, tra cui rispondere alle centinaia di telefonate quotidiane, accompagnare e sorvegliare tutti gli alunni dell’istituto recatisi in bagno, aprire e chiudere il cancello e accogliere visitatori esterni, genitori in soccorso dei figli, alunni che entrano in ritardo ed escono in anticipo. E le fotocopie??? Secondo voi chi le fa? Dulcis in fundo anche quello di rassettare le aule a fine giornata è uno dei centomila compiti che ricadono su quei due-tre collaboratori di cui dispone la scuola italiana.

Nelle nostre aule da moltissimo tempo sono presenti i mastelli della differenziata perché anche la scuola deve rendere conto alla nettezza urbana. Quindi tutti dobbiamo collaborare alla riuscita del progetto porta a porta che a Cagliari, dove vivo e insegno, è stato avviato da meno di un anno. Ma se nessuno è stato a buttare in terra le cartacce chi deve raccogliere e riordinare?

Proviamo a consegnare ai nostri alunni questa scheda pensata da Keri Smith nel suo eccezionale Piccolo manuale dei grandi sbagli:

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Fai un po’ di disordine pubblico e lascia tutto lì perché altri lo trovino. Sembra scritto giustappunto per loro. Se la scuola proponesse questo genere di compiti avrebbero tutti dieci.

Per non parlare delle macchie sui banchi, le più improbabili che non vanno via nemmeno con l’acido muriatico.

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Beh, sapete che vi dico?

Se non rimettete tutto a posto entro uno-due-tre-quattro-cinque-sei-sette-otto-nove-dieci secondi di qui non si muove nessuno!

E non è uno scherzo. Di qui non si passa!

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Allora li vedi… tutti di corsa, chi sopra, chi sotto. Chi chiede la scopa, chi il raccoglitore, chi lo straccetto.

E batti il chiodo oggi e battilo domani, la tenera minaccia di tenerli dentro quello spazio così sporco ancora qualche manciata di minuti fa scattare l’allarme. E in meno di dieci secondi l’aula non è perfetta ma quantomeno il volume degli scarti è diminuito notevolmente. E così la prof è contenta, i collaboratori pure e noi impariamo che la civiltà passa anche attraverso questi piccoli segnali di collaborazione tra pari. I bambini sono sensibili e ogni pratica deve essere ripetuta quotidianamente per avere i primi risultati. Alla fine dell’anno, se tutti si impegnano, le aule sono più vivibili e la differenziata dà i suoi frutti. I ragazzi capiscono che l’aula è di tutti, un ambiente comune da rispettare per un convivenza dignitosa. Imparano anche a rispettare il lavoro degli altri, perché un conto è riordinare altro è essere travolti dai rifiuti.

Perché nessuno ha sporcato però se quando torni non trovi tutto perfetto ti lamenti.

E questo lo dedico ai miei concittadini, perché l’impegno civile passa per le aule scolastiche e se i nostri figli sono lo specchio dei nostri comportamenti, facciamoci qualche domanda sul perché i cagliaritani facciano fatica ad accettare il conferimento dei rifiuti porta a porta.

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