Giochiamo alla libertà? Giochiamo alla poesia, giochiamo a ridere

Giochiamo?” Quante volte nostro figlio ce l’ha chiesto? Quante volte abbiamo risposto: “Dopo”?

D6EA7DA9-3EE9-44BF-B7F1-74641CC7F10A

Io per prima.

Giocare può essere impegnativo, soprattutto se si sgobba tante ore fuori casa. Essere una mamma-prof non è tanto facile. Soprattutto se i tuoi primi anni fra i banchi da docente sono anche i suoi primi anni di vita. Ogni momento della tua giornata è impiegato nel controllo, supervisione e gestione di piccoli individui che vogliono le tue attenzioni. Mentre a scuola ti spetta la crescita culturale, l’educazione e lo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale di tanti bimbi, figli d’altri (con la promozione delle loro potenzialità di autonomia, creatività, apprendimento), a casa ti aspetta una parte di te appena venuta al mondo. Un’appendice che ti vuole per sé, tutto il tempo. Il pensiero di questi bambini non ti abbandona mai, nemmeno nel momento del dormi-veglia, sempre che tuo figlio ti lasci prendere sonno in orari utili al recupero delle forze per ricominciare, la mattina seguente.

Sprint-prof! Sgobba-prof! pant-pant-prof! MAMMAAAAAAAAAA!

Come si possono recuperare le energie utili, valide e positive ogni santo giorno, senza perdere pazienza e motivazione in campo lavorativo e affettivo?

In realtà (esistono fior fiore di pubblicazioni a riguardo), il gioco e la risata pare siano la via migliore per comunicare coi nostri figli e, perché no, anche coi nostri alunni. Comunicare in senso ampio, ovvero instaurare una relazione positiva che aiuti il rapporto umano e, conseguentemente, l’apprendimento.

Cosa dite? È complicato? MOLTO!

F5B0D082-BBA1-4143-BAFC-F197B84E777C.png

Vi siete mai chiesti come fate a ridere? Qual è il vostro tipo di risata?

Se qualcosa di buffo mi capita non so squittir

e tenerlo per me.

Io devo scoppiar in un oh oh oh oh

ed un ah ah ah ah ah ah ah oh

Quando si inizia a ridere, come nella scena di Mary Poppins in cui si consuma il tè sul soffitto, è moooolto complicato contenere il riso. Per smettere bisogna raccontare storie molto tristi. Ma è altrettanto complicato gioire, provocare il sorriso, iniziare a ridere insieme. Alcuni miei alunni hanno dichiarato di avere avuto maestre le cui dichiarazioni sono state aberranti: “A scuola non si ride e non si sorride!”

Annamo bene – direbbe Sora Lella! – deve essere molto bello frequentare questa scuola!!!

434344D5-92AA-4A2C-93D7-14B5012C7FB6.jpeg

Non potete negarlo, ridere é un’attività liberatoria. Ma non si può nemmeno  ridere ridere tutto il tempo, non mi pare serio e nemmeno produttivo in classe. Va bene cinque ore di Niente faticosissime, ma cinque ore di risate sono altrettanto faticose e pesanti. Buone per rimettere in sesto gli addominali. Non é nemmeno facilissimo raccontare fatti divertenti a raffica, trovare la battuta giusta per ogni occasione. Si dice infatti il Risus abundat in ore stultorum, per dire che chi ride troppo forse é un po’ stupido come gli stupidi!

Lasciando da parte i giudizi affrettati su insegnanti troppo ingessati o poco simpatici, abbiamo un’alternativa valida. A scuola possiamo divertirci, senza per forza scomporci ridendo a crepapelle, giocando alla poesia.

Non voglio dire del caviardage (di cui ho già detto ampiamente in passato, visto che é un cavallo di battaglia della sottoscritta da anni) ma dell’effetto caviardage sugli alunni.

Alunni, preadolescenti, che abbiano capito e sperimentato questa tecnica compositiva almeno una volta, non riescono più a smettere. Come con la risata. Come con il gioco. Quando il gioco ti piace non vuoi più smettere. Gli alunni che hanno capito come funziona la tecnica del ricavare una poesia annerendo o colorando tutte le parole che vengono espunte dal testo poetico sentono una forza dentro, un entusiasmo mai sperimentato tra le mura scolastiche. Un’aria di novità, un cambio di regime, una forza dirompente, una voglia di fare inaudita. Succede dunque che mentre stai introducendo La nascita dei Comuni in Italia, ci sia tutto un lavorío, tutto un affaccendarsi, tutto quel cancellacancella con la scolorina che “proooooof possiamo usare la scolorina?? e l”evidenziatoreeeeeeee?“, tutto un sottolineasottolinea con il vietatissimopennarelloindelebilenero che sei costretta a chiedere cosa stiano combinando lì, sotto il banco.

BC0F75FD-D6A6-402A-A768-C7762D10AF2D.jpeg

All’improvviso le parole li chiamano. Tu parli del podestà e loro sgnicchesgnacche, cercano la poesia nascosta.

Prof ma a me è piaciuta tanto questa attività, vorrei finire.

Pure tu vorresti finire il programma di storia medievale ma loro no, te lo impediscono, perché improvvisamente hanno scoperto che a scuola ci si può anche divertire creando qualcosa di bello, di serio, di nuovo. Una poesia, vera!

 

Ma è vero prof che l’anno prossimo lei non ci sarà più?

Certo, ve l’ho già detto io sono una supplente!

Ma noi le vogliamo beeeene!

Questo fa la poesia! Fa parlare di sentimenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: