Imparare a imparare

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Learning to Learn, la principale delle competenze chiave per la vita è l’abilità che permette a ognuno di organizzare il proprio apprendimento, sia in gruppo sia individualmente.

Ma come si impara a imparare?

Ah, non chiedetelo a me.

Ma come, tu non sei un’insegnante?

Sì, cioè così dicono. Mi hanno convocata e ho detto va bene, vengo! Mica volevo proprio fare questo mestiere, io. Però, va beh, dai, i titoli li ho, vengo. Ogni giorno varco l’uscio dell’aula, BUONGIORNOOOO, e tutti i presenti – così come gli assenti (alunni, famiglie, colleghi, dirigente scolastico, MIUR) – aspettano il mio miglior contributo, anzi esigono la mia brillante performance quotidiana, la lectio magistralis, quella in cui si esplica il mio miglior intervento in ambito culturale ed educativo. Ah, ma quante belle cose che so! Chiedo il silenzio altrui, pretendo l’ascolto, recito le mie battute e risveglio le menti aprendo le porte dei più svariati campi in area umanistica e procedo, giorno dopo giorno, tassello dopo tassello. Come in una scala cromatica: ortografia, morfologia. Articoli, pronomi, aggettivi, verbi, avverbi. Come su una macchina del tempo: Tardo antico, Alto Medioevo, Basso Medioevo, Rinascimento. Come su una mongolfiera: penisola italiana, Europa, resto del mondo. Valanghe di informazioni registrate su ogni tipo di supporto: cartaceo, digitale, video. Se non lo capisci così, te lo propongo colà. Le nozioni sono tante; se ogni giorno parliamo un pochino di questo o di quel tema, forse qualcosa rimarrà nella memoria degli astanti. Poi ci sono i compiti a casa e il gioco è fatto! Si fissano i contenuti enunciati. Sovrapponiamo date, capitali, personaggi, leggiamo, ripetiamo, leggiamo, ripetiamo e ripetiamo. Oh, io il programma l’ho svolto.

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Per carità, i contenuti sono importanti. Come potrei conoscere il risultato delle moltiplicazioni senza la tabelline, o suonare un brano senza il solfeggio. Se si trattasse solo di questo, di trasmissione di contenuti, tutti potenzialmente siamo docenti. È che ci manca il tempo, perciò affidiamo i nostri figli a qualcuno che ne possa curare gli aspetti cognitivi e favorire l’apprendimento costante. Ecco cosa succede, alcuni adulti affidano i propri figli ad altri adulti, dediti alla cura della memoria e trasmissione di nozioni.

Io so una cosa e te la racconto. Come nell’esercizio della PALLA AVVELENATA, o del TELEFONO SENZA FILI iosounacosaeladicoate… poi a te e poi a te. Fa nulla se nel passaggio delle notizie all’ultimo della fila arriva una informazione incerta, una fake news. Poi si studia. Poi, se non studi a casa, non è più un problema mio! Te l’avevo detto che era importante. Purtroppo non tutti sanno scegliere cosa è importante e cosa no, non tutti sono curiosi, non tutti provengono o vivono in famiglie dove la cultura è fondamentale.

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Forse avete letto tutti i miei precedenti articoli, o forse no, o forse in particolare questo. Non credo di rispondere al profilo poc’anzi descritto. Vi chiedo, ragazzi belli, avete davvero bisogno di tutti questi contenuti, di fiumi di parole, di informazioni a pioggia che vi offro, pretendendo ore e ore di ascolto? A dire il vero, non credo sia questo il vero scopo del frequentare le aule scolastiche. Stando dentro, insieme, io che ho in testa molte più informazioni di quelle presenti nella vostra memoria (solo perché più anziana) dovremo cercare di trovare soluzioni per affrontare il mondo là fuori, un mondo difficile, pieno di ostacoli e avversità.

In realtà, crescendo (come docente intendo) ho capito cosa significhi insegnare. Ovvero io devo provare, usando tutte le strategie possibili, con tutte le mie forze, con tutta la mia creatività e il mio cuore, a ragionare sullo sviluppo delle abilità di controllo e di potenziamento delle performance cognitive e, più in generale, della capacità di interazione con il mondo circostante.

Gli allievi dovrebbero essere aiutati nel processo di riconoscimento delle abilità necessarie allo svolgimento di compiti di apprendimento e incoraggiati alla scelta delle strategie operative più adeguate. Sembra davvero facile, ma ogni ragazzo necessita della sua specifica meta-abilità.

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Hai detto nulla! Ma come si fa?

Non ho avuto sempre classi facili, anzi. Una volta rivolgendomi a un Dirigente scolastico, chiesi aiuto per trovare l’atteggiamento più consono per aiutare e gestire alunni molto difficili.

Lei è libera di scegliere la strategia più idonea.

Bene, allora li farò disegnare.

Non rispose, non disse nulla. Nè va bene, né non va bene.

Bisogna essere molto coraggiosi, avere il coraggio di educare e di dire sì o no, al momento giusto. Di trovare l’idea giusta al momento giusto, anche sospendere la lezione per passare a temi di attualità. L’educazione civica è forse la materia più utile, che appassiona di più. Più che a un generale di ferro, vorrei somigliare a un direttore d’orchestra.

Altro che prof, mi sento un vigile spartitraffico. Per dirimere, dipanare, stimolare una positiva assunzione di responsabilità in merito al proprio processo di apprendimento ci vuole tanta esperienza.

L’insegnante diviene modello e consigliere, partecipe agevolatore di processi e apprendimenti.

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Motivare. Questo è insegnare a imparare. Spero di averlo imparato, insegnando.

 

 

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