Rimanendo seduto dove sei

Lo so, lo so. Non sgridatemi. Ho scritto qui sopra pure ieri ma oggi non posso resistere!

Sfogliando per l’ennesima volta il libro di Keri Smith “Come diventare un esploratore del mondo” MUSEO D’ARTE DI VITA TASCABILE” sono finita su questa pagina.

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Ho aperto per l’ennesima volta il volume, ricchissimo di spunti, pensando a una possibile PROVA di Realtà (così le chiamano oggi) da somministrare agli alunni alla fine dell’anno. Ovvero prove in cui i bambini e ragazzi possano dimostrare le loro conoscenze, capacità e spirito critico da mettere in gioco anche nella vita reale e quotidiana.

Mi viene voglia di chiamarle Prove di realtà distopico/distonica.

Di fatto, molte delle verifiche cui sono sottoposti i nostri allievi si svolgono nella modalità: FERMI E ZITTI. Sì, durante qualsiasi “compito in classe” (chevelodicoaffffare?) di fatto si sta seduti (fermi? davvero difficile) e si sta in silenzio (complicato anche questo passaggio). La prima è una non-azione distonica motoria (disturbo del movimento, in senso non letterale) e la seconda è una non-azione distopica (in quanto non-esiste-proprio il silenzio assoluto).

A questo punto (e la faccio breve) la proposta esplorativa di Keri Smith mi sembra azzeccatissima per la nostra scuola italiana, quella in cui (salvo rarissimi casi di scuola senza zaino) gli alunni stazionano dalle 5 alle 7 ore nella stessa aula. In questa prova, sono certa,  i ragazzi saranno bravissimi. Ve lo assicuro. Sono davvero allenati. Ammaestrati. Scolarizzati (chi più chi meno!).

Prima prova di documentazione del passaggio del tempo stando seduti dove sempre si è seduti.

#1 Fermi sul posto fissare l’orologio in attesa che finisca la lezione.

In questo gli alunni sono al top. Quando l’aula è sprovvista di l’orologio da muro, va bene anche un orologio da polso. E resta sempre valida l’opzione: ”Prof che ore sono?” ripetuta all’infinito dalla ricreazione in poi, che spezza la realtà distopica: pur sempre di realismo si tratta! L’allievo descriva quali pensieri attraversino la sua mente rimanendo seduto dov’è.

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#2 Fermi sul posto, ascoltare una lezione di storia

Quotidianamente i nostri allievi documentano il passaggio del tempo, rimanendo seduti dove sono, ossia di fronte al docente di Storia.

Dalla scuola dell’infanzia, passando per la primaria, mutano le tappe e le scansioni di apprendimento, si parla di astrazione, ovvero della capacità di astrazione e decontestualizzazione che costituisce anch’essa una dimensione permanente e irrinunciabile dell’intero processo di apprendimento e dello sviluppo della mente: dal suo primo apparire fino al suo sempre più pieno dispiegarsi negli apprendimenti disciplinari più complessi”.

Impostata l’alfabetizzazione culturale (a partire dalla primaria), nella scuola secondaria viene richiesto ai ragazzini di memorizzare (pur senza poterli visualizzare) concetti chiave della storia relativa a fatti avvenuti in passato nell’area che più ci pertiene: l’Europa. Si passa di fatto, intorno agli undici anni, all’alfabetizzazione disciplinare. Per ogni disciplina, si sta frontalmente ad ascoltare un docente diverso per ogni disciplina. Nel caso della Storia, spesso è lo stesso insegnante di Lettere a impartire la materia.

Astrarre significa, da una parte, estrarre le proprietà comuni di determinati oggetti, mettendoli in relazione. E così si fa con la storia, ragionando per CAUSE ed EFFETTO a partire da fatti e personaggi che hanno cambiato il corso della storia.

Il punto è che per poter astrarre l’alunno deve avere un potere immaginativo notevole da espletare nell’unica posizione possibile, fermo sul posto. Certo con l’immaginazione si può VOLARE, chi lo nega?

Il paradosso cognitivo è proprio questo. Imparare la storia stando fermi a sfogliare un libro altrettanto FERMO sul banco secondo me è praticamente impossibile. Quanto meno i ragazzi hanno bisogno di vedere delle immagini in movimento ed ecco perchè i documentari sono utilissimi. Gli alunni non capiscono subito che si tratta del passato rivisitato da attori. Il cinema storiografico per loro è realtà distopica assoluta!

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#3 Fermi sul posto, capire una lezione di geografia

Se la geografia è la Scienza che ha per oggetto lo studio, la descrizione e la distribuzione dei vari fenomeni della Terra nella configurazione della sua superficie è proprio vero che questa superficie viene da noi occupata a scuola solo in un presente fatto di fissità, di stallo.

La statica è condizione esistenziale di ogni alunno che si rispetti. E si torna al nozionismo, alla noiosissima lezione in cui ogni ragazzino, posto di fronte a una mappa fermissima, cerca di memorizzare nomi, su nomi, su nomi. Eh sì, perchè le verifiche sono fatte di domande che necessitano di risposte certe. Poco importa se non siamo mai Mai stati in visita alla cattedrale cittadina, a Nùoro, al Museo Archeologico, al Parco naturalistico, al Louvre, a New York, a Nuova Delhi, a Tokyo; che importa se non siamo mai stati in Nicaragua, sull’Oceano Pacifico a vedere da vicino l’Isola di Plastica.

L’importante é SAPERE, enumerare, collocare senza mai aver visto, annusato, fotografato dal vivo.

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A questo punto, direi che se non cambiamo punto di vista e non alteriamo il loro stato, la prova di realtà nella vita vera sarà per loro davvero difficile.

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Non stupiamoci, dunque, se nel corso dello stallo più assoluto in fronte a meeeee, i nostri adorabili alunni iniziano a tirare fuori Cubi di Rubik, Fidget Spinner, a maneggiare bottigliette di plastica, arrotolare pezzettini di carta, creare origami, spezzettare gomme da cancellare, spremere le cannucce d’inchiostro delle penne biro, manipolare pasta furba. Questo é il loro modo di comunicarci che siamo davvero noiosi.

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