Rispettiamo l’ambiente! (Non è solo una questione climatica)

Finalmente anche a scuola si parla seriamente di cambiamenti climatici, tematica di attualità stringente. Chi può resistere a Greta Thunberg e al suo messaggio? Basta una scintilla e la lampadina si accende: gli studenti scioperano ma lo fanno (per la prima volta) pensando al clima.

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Da diversi mesi Greta ogni venerdì salta la scuola. Si siede per terra davanti al Parlamento di Stoccolma. Sta lì. Ferma e zitta con il suo cartello. Lancia un messaggio.

È un esempio da seguire, una voce da ascoltare.

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Non fatemi domande. Non chiedetemi come mai la mobilitazione si sia allargata a macchia d’olio: il messaggio dei Fridays for future è giunto pure sulla penisola e venerdì 15 marzo scorso i giovani italiani delle scuole di ogni ordine e grado sono scesi in piazza per manifestare e far sentire la propria voce. La sedicenne svedese ha ispirato questo movimento studentesco per chiedere ai governi politiche più serie principalmente contro il riscaldamento globale e in tanti hanno risposto in tutto il mondo.

Ciò che voglio commentare oggi non è la storia di GRETA. Un mio commento è superfluo. La stampa e il web sono pieni di notizie dettagliate pronte a chiarire questa vicenda tanto progressista e coinvolgente. Basta cercare su Google; online ci sono articoli di detrattori e fans, fake news sul conto della ragazzina con le trecce e aggiornamenti sulla candidatura di Greta al Nobel per la Pace. C’è chi la adora, chi la difende, chi la detesta e la attacca su tutti i fronti. In realtà Greta per me è stata un pretesto bello e buono per parlare agli studenti di ambiente a tuttotondo. Di emergenze ambientali, certo un modo per ritornare sui biomi (oh, insegno geografia, lo sapete sì o no??) per osservare lo spazio circostante, discutere del contesto circostante, un motivo concreto per parlare di ecologia e sensibilizzare i bimbisperanzadelfuturo, ma anche per discutere delle interazioni tra la società umana e l’ambiente naturale. Infine, per trattare delle relazioni tra umani e… umani!

Ovvero per parlare di rispetto tout court.

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I miei alunni di prima/seconda/terza hanno accolto e compreso la storia della giovane svedese ascoltando i fatti con entusiasmo pur non aderendo alla giornata di sciopero perchè i genitori “nonèopportuno”, “sei troppo piccolo”, “acosavuoicheserva”, “vatteneascuola”, “haitroppigrilliperlatesta”, “ilmondononsicambiaconunosciopero”. In realtà alcuni fino a pochissimi giorni fa non avevano idea di chi fosse Greta. Anche a Cagliari la manifestazione ha avuto un buon successo: hanno partecipato persino alcune classi cittadine di scuola materna accompagnate dalle loro super maestre. I piccoli elfi della Scuola Satta erano, come si vede nella foto, in prima linea al grido di “La nostra casa è in fiamme, voi che fate?”

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I giovani manifestanti in Piazza Garibaldi a Cagliari. Foto courtesy: maestra Cicci della Calce.

Io ho fatto pochissimo, ovvero ciò che è in mio potere fare dall’interno: informare per resistere!

Anzitutto ho portato in classe il secondo numero di Internazionale Kids dove è comparso un trafiletto dedicato alla giovane attivista a margine di un articolo più dettagliato (interessantissimo) intitolato ZERO PLASTICA. Una vera e propria sfida fra due amici tedeschi di dieci e dodici anni decisi a fare la spesa al supermercato e tornare a casa senza plastica. La cosa si è rivelata per loro più complicata del previsto: frutta e verdura, salumi e formaggi, biscotti e caramelle sono tutti avvolti da una pellicola. Leggo a voce alta l’intero articolo: i miei alunni di prima sono rapiti.

Non ci avevo pensato prof, la maggior parte dei cibi è circondata da involucri di plastica

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I ragazzi finalmente aprono gli occhi: la Terra è la nostra casa. Quale trattamento le stiamo riservando?

Per infierire, mostro loro alcune immagini (per me spaventose) utilizzando la LIM e la connessione disponibile in classe. Ecco qui, davanti ai loro occhi per la prima volta il Pacific Trash Vortex, noto anche come grande chiazza di immondizia del Pacifico o semplicemente isola di plastica, grande grosso modo come la Francia, ovvero un enorme accumulo di spazzatura galleggiante situato nell’Oceano Pacifico.

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La realtà dei fatti è che questi giovani alunni non hanno idea di quanto sia grande il Pianeta Terra; questi ragazzi a malapena sanno cosa ci sia fuori dalla porta della loro cameretta, poco fuori l’uscio del loro appartamento. Probabilmente uno zerbino vecchio e sporco. I miei alunni (e forse anche i vostri) escono, certo. Escono per venire a scuola; conoscono la traiettoria casa-scuola, percorsa il più delle volte in automobile (salvo non abitino nel quartiere, dietro l’istituto). Presumibilmente conoscono la traiettoria casa-palestra o casa-catechismo. Ma se cambi di poco il loro schema quotidiano, se modifichi la loro routine cosa succede?

Succede che rimangono disorientati. Soffrono una sorta di agorafobia loro malgrado. Ragazzini che sono tenuti prigionieri dentro piccoli spazi angusti. Camerette, aulette. Chiusi dentro una bolla di sapone, immersi in un video games; sognano Gardaland o Disneyland ma non sanno niente di ciò che accade realmente tutto intorno. E non per colpa loro. Perchè quando abbiamo iniziato a parlare di ambiente in senso ecologico, quando li ho portati sul Pacifico, seppure virtualmente, forse hanno creduto di vedere un film o un docufiction, son caduti dalle nuvole e hanno aperto gli occhi. Il loro sguardo si è allargato. Improvvisamente.

Chi dice che i ragazzini siano indifferenti sbaglia! Il punto è che i preadolescenti non sanno niente di ciò che accade al di là del loro naso. Quando hanno capito che di là, fuori, oltre la Sardegna, l’Italia, l’Europa, l’Atlantico, sul Pacifico c’è qualcosa di così tanto incredibile e terribile hanno urlato:

Ma prof così ci fa venire l’ansia! Io non ho mai visto tanta plastica in vita mia”.

Belli miei, vi deve proprio venire l’ansia: qui finisce davvero male! Dove pensate finiscano tutti i rifiuti che stiamo producendo?

Per poter chiarire meglio ho ridimensionato la questione, ponendo la loro attenzione sul dettaglio, riportando gli sconfinati-confini alla loro portata, misurando meglio le distanze. Uscendo dal video, saltando dal Pacifico di nuovo in aula, ho fatto notare che il loro mondo, seppure ristretto, è un ambiente. Per rispettarlo bisogna conoscerlo con tutte le imperfezioni generate dall’uomo.

Per spostarci sul concreto, ho proposto dunque alcune delle semplici quanto geniali esplorazioni di Keri Smith.

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Hanno scoperto che la spazzatura può essere persino interessante, vista da vicino. Purché non venga ingoiata da tutti i pesci che vivono in mare.

 

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2 risposte a "Rispettiamo l’ambiente! (Non è solo una questione climatica)"

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  1. Anche io a scuola ho fatto poco, nel senso che non abbiamo partecipato alle manifestazioni. Tuttavia ne abbiamo parlato , abbiamo e abbiamo letto articoli di gionale. Sto pensando di fare qualcosa di più in occasione del secondo sciopero globale il 24 maggio. Insegno in una scuola primaria del Campidano.

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