Le mani sono il nostro cervello

In questo momento del mio praticantato da prof di Lettere vivo una esperienza molto bella, sorprendente. Accolgo gli alunni di prima media mentre mia figlia frequenta la prima elementare.

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Il mio è un’osservatorio privilegiato. Vedo gli uni e l’altra: presto attenzione, ascolto gli umori e le difficoltà nella letto-scrittura degli undicenni e guardo ciò che fa la mia piccola, il suo esercizio quotidiano, quali sono le modalità di apprendimento della scrittura (cosa che avevo francamente rimosso, come ogni adulto del resto).
Apprezzo la lentezza con cui i maestri di Giulia propongono i grafemi e l’attenzione posta sulla grafo-motricità, a partire dalla prensione della matita.

 

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Difetto, quello dell’impugnatura scorretta, che alla lunga può creare difficoltà, abbandono della scrittura a mano, persino tendiniti. Lo studio del pianoforte insegna: se la diteggiatura non è perfetta i dolori giungono presto. Non possiamo essere tutti pianisti ma scrivere è una competenza democratica, tutti devono imparare a farlo.

 

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La scrittura viene molto prima della lettura e comprensione del testo ma può essere esercitata emettendo dei suoni.
Oggi mia figlia mi ha fatto vedere una tecnica, insegnatale dal suo maestro.
Per tutta la durata del grafema, per esempio la “U”, dal punto in alto a sinistra, giù per la curva e di nuovo in salita bisogna emettere il fonema UUUUUUUUU.

So che per voi queste sono quisquilie ma a me si è aperto un mondo. Mi chiedo quanti insegnanti (sicuramente sono tanti, ne conosco personalmente diversi presenti sui social) dedicano tutto questo tempo all’assimilazione delle letterine prediligendo anzitutto lo stampato e rimandando il corsivo al momento in cui i bambini sono davvero pronti, magari alla fine della prima elementare.

Tornando agli alunni di prima media: moltissimi detestano l’uso del corsivo, la scrittura veloce, quella che corre, appunto.
Non sarà che quelle lunghe intere frasi scritte alla lavagna in corsivo dagli insegnanti, lo scimmiottare dei piccolissimi (a volte in prima ci sono bimbi di 5 anni e tre mesi), l’ammaestramento che è solo copiare senza capire, senza interiorizzare, alla primaria, danneggia i nostri bambini sin dai primordi? Non sarà che l’autostima,  inconsciamente, viene meno non appena il bimbo si rende conto che scrivere è difficile? Difficilissimo, perchè è una competenza nuova. Non l’ha mai fatto prima e non si è esercitato mai a casa. Forse non ha mai giocato a disegnare, a strappare la carta, a incollarne pezzetti su un altro foglio o non ha mai impastato plastilina o farina per dolci. Insomma non hanno mai messo in moto la motricità fine.

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Chi lavora alle scuole Medie non può non conoscere questi aspetti così delicati.
Io ho una Laurea, una Specializzazione e un Dottorato di Ricerca, ma se non avessi una bambina di sei anni in casa, probabilmente, penserei ai miei alunni come degli inetti che non hanno voglia di scrivere una paginetta.

Come? Dopo soli 5 anni di esercizio scrittorio?

Ho chiesto sulla mia pagina FB di intervenire in merito a questo tema e le risposte sono stante interessanti. In particolare riporto quella di Michela Vandelli, esperta di processi di apprendimento.

Ti parlo della mia esperienza.
Sono tutor e lavoro coi bambini della primaria con difficoltà di apprendimento.
Molti di loro arrivano già con Diagnosi di Dsa. Ecco. Io mi concentro sul recupero delle abilità di base e sui prerequisiti . E ció che vedo è sconfortante.
Nessuna cura sull’ importanza dell’impugnatura che in prima elementare è già acquisita: è un’ abilità di competenza della scuola materna e si consolida verso i 4 anni. Quindi quando è scorretta è perche non si è data la giusta importanza alla prensione nella scuola dell’infanzia. Per fortuna è modificabile anche in prima elementare.
Ma sembra che non importi a nessuno.
Nessuna cura sulla programmazione motoria delle lettere, che hanno il loro verso e che determinano poi una scrittura fluente e poco faticosa; fondamentale poi la programmazione motoria del corsivo. Le lettere si attaccano con fatica se lasciamo scrivere i bambini copiando una immagine scritta da noi alla lavagna, è come dare una chitarra in mano e dire:” prova a copiarmi” , copiano come possono.
Il corsivo va insegnato con calma e attraverso il movimento. E va prima preparato con i pregrafismi per mesi e mesi, senza fretta. Abbinando attività che facciano maturare un buon gesto grafico. In ultimo, nessuna cura per quanto riguarda la corrispondenza grafema / fonema, si fanno spessissimo copiare i bambini dalla lavagna parole intere senza che sappiano cosa stiano facendo.
La sillaba, santa pazienza, quella roba meravigliosa che è il metodo fono sillabico che conduce i bambini direttamente dentro la parola.
Morto!
E le difficoltà aumentano…

Se avete un bimbo piccolo, fate attenzione a questi dettagli: potete contribuire a cambiare la loro futura vita di studenti.

Le mani sono il nostro cervello.

 

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