Com’é umano, lei…

I bambini, sia quelli provvisti di prerequisiti sia quelli per vari motivi privi di strumenti compensativi, sia quelli supportati dai genitori sia quelli che “lafamiglialiseguepoco”, sia quelli “ilmiomaestroèpreparato” sia quelli “lamiamaestranonsainsegnare”, sia quelli “lamiamaestraèdolce”, beato la mia è una strega, sin dall’ingresso alla scuola primaria sono sottoposti a forti stress. Ammettiamolo, il salto dalla scuola dell’infanzia alle elementari non è una passeggiata. Il giorno del debutto, nella mischia, c’è chi frigna. Chi piagnucola a settimana inoltrata. C’è chi “voglio mamma” un giorno sì e l’altro pure. Il passaggio dovrebbe essere soft e invece niente più, tuttigiùperterra: si sta come gli alunni, sui banchi, d’emblée: fermi e zitti. Le tracce delle loro ansie e delle loro paure si possono intravedere e capire se solo si presta abbastanza attenzione. La rivoluzione dello stare. Dopo l’evoluzione steso-guardoilsoffitto, ora-gattono, guarda-sto-in-piedi, è l’ora del SEDUTI! Cambiano le regole del gioco, spesso non si scherza affatto. Si sta più a lungo attaccati alla sedia, più tempo chini sul foglio, più amegliocchi-sonlalavagna. Si DEVE scrivere.  Così vogliono gli adulti incaricati della preparazione di base dei cittadini del futuro. Così vuole la SCUOLA. Il silenzio è fondamentale per l’apprendimento: la giusta concentrazione porta a ottimi risultati, sin dai primordi. Avete presente quei bambini calmi calmi, pacifici, naturalmente silenziosi, non parlo di mummie egiziane, sempre in ascolto, sempre attenti… ecco questi sono gli alunni ideali, quelli che commuovono, che sorprendono gli insegnanti. Seguono dal primo momento che è una bellezza. Io questi li chiamo bambini-fantasma, poverini, perchè nessun altro è così naturalmente portato all’ascolto, attitudinalmente orientato all’autocontrollo e così nella marmaglia dei chiassosi, nel gruppo spariscono, ingoiati dal fracasso. I bambini generalmente vogliono muoversi, vogliono dire tante cose, vogliono esprimersi. I bambini vogliono tante cose che, ahimè, non possono più fare. Almeno non a scuola.

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Tutti quei bimbi mai-un-NO!, tutti quelli a-casanon-mi-ascolta-nessuno affollano le nostre classi, quelli tutto-il-giorno-davanti-a-uno-schermo riempiono le nostre aule. E così, sempre più spesso (vale anche per la secondaria di primo grado) diventa sempre più complicato catturare la loro attenzione, convincerli ad ascoltare, convincerli che venire a scuola è non solo importante ma anche bello! sì, proprio così, bello. Imparare è bello, sapere è bello, conoscere e condividere momenti importanti coi compagni è bello, pure leggere è bellissimo ma non perchè lo dice l’insegnante, no. È bello se l’insegnante è capace di trasformare tutto questo impegno (inevitabile per crescere, per capire, per apprendere) in qualcosa di meravigliosamente interessante e, perchè no, anche divertente e coinvolgente.

Diciamolo pure, l’insegnante non è un clown e nemmeno un baby sitter, ma deve avere doti di affabulatore e deve anche essere empatico. Pure simpatico. Severo, assolutamente autorevole, dimostrare di essere preparato, equo e inflessibile, se serve, ma deve essere umano. L’espressione “Com’è umano, lei…“* non si può sentire in classe: l’umanità non deve essere l’eccezione a scuola ma la norma.

Lo stare insieme nello stesso ambiente per tante ore, chiama inevitabilmente comportamenti errati o scorretti da parte degli alunni ma anche i docenti non sono infallibili: se non ci si mette d’accordo sulle regole di convivenza si rischia di chiedere il silenzio URLANDO, di chiedere l’ordine MINACCIANDO LA NOTA o la CONVOCAZIONE DEI GENITORI ogni due minuti. Le tirate d’orecchio sono utili ma devono essere limitate a situazioni davvero gravi. Oltre alle regole, non devono mancare gli spazi e i tempi per raccontare i nostri stato d’animo: promuovere l’autostima inviando messaggi di fiducia nelle loro capacità, accogliendo le loro paure e difficoltà. Sospendere il giudizio promuovendo le famose strategie di problem solving.

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Perciò, visto che nelle classi ci sono bambini perfetti e perfettibili in ingresso sia alla primaria sia alla secondaria di primo grado è molto importante stimolare i bambini al confronto. Le loro emozioni sono forti, ansia, paura, gioia. È vero ci fanno arrabbiare, ma non smettiamo mai di volergli bene.

Così ieri ho deciso di inaugurare uno spazio per i miei alunni. Si chiama “Il Quaderno collettivo” e non è altro che un quaderno intonso, un taccuino viaggiatore, un diario di bordo su cui annotare, scarabocchiare, scrivere pensieri. Di zaino in zaino, raccoglieremo le nostre impressioni sul mondo, sulla scuola, sulle nostre emozioni fuori e dentro l’aula.

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Abbiamo iniziato con un semplice stimolo: Sto bene a scuola quando…

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Prime pagine riempite! ❤️❤️ messaggi semplici, necessità oggettive nel passaggio dalla primaria alla secondaria di primo grado: diritto all’amicizia, al gioco, momenti di allegria e di silenzio, tanto movimento, giuste pause. Prof gentili e tolleranti. Zero rabbia!

 

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Il Quaderno collettivo é un’attività importante: ho promesso, senza giudizi e senza voti!
Si valuta l’impegno e il rispetto per il prezioso quadernino.

E per chiudere rubo le bellissime parole di Giusi Quarenghi (da Ascolta. Salmi per piccole voci, Topipittori) … Fammi tornare a essere contento. Non occuparti di me solo quando sbaglio, dimentica i miei errori, e non ci saranno più (…). 

Pensa che posso farcela e ce la farò (…)

Ce la fanno di sicuro!

 

celebre frase pronunciata sia da Giandomenico Fracchia (alias Paolo Villaggio) e riproposta, come un tormentone al cinema (poi in tv), dal ragionier Fantozzi ogni qual volta il Mega_direttore_galattico concede la grazia al suo sottoposto.
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