La prof mangiaerrori

Terminata la prima intensa settimana di lezioni, un saluto ai vecchi e un benvenuto ai nuovi alunni (insegnerò nella stessa scuola media inferiore dove insegno da ormai 4 anni, nel quartiere di Genneruxi a Cagliari), mi fermo a riflettere. Oohhhhmmmmmmdevoesserecalmacalmacalma…

Il mantra quotidiano è indispensabile quando la quotidianità della vita di classe inizia a trasformarsi in una concreta realtà. Se la calma è la virtù dei forti e crediamo ciecamente nel detto insegnare è curare, la pazienza deve necessariamente varcare la soglia dell’aula ed entrare di diritto nel lessico della vita scolastica.

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La parola pazienza, guarda caso, deriva dal latino pati = sopportare, soffrire, tollerare. Paziente è colui che tollera, sa sopportare una situazione sfavorevole, un’avversità, una provocazione, affronta una situazione complicata restando umano, rimandando la reazione immediata o rinunciando a reagire del tutto. In medicina il paziente è colui che soffre di una qualche patologia (termine che ha la stessa origine etimologica significando, appunto sofferenza, malattia).

Il corrispondente verbo greco è πάσχω (patire), πάσχειν (paskein) = provare, ricevere un’impressione, una sensazione (sia positiva, sia negativa), sopportare, soffrire, la cui radice è παθ- (latino: pat-). Dalla radice di questa parola greca abbiamo: πάθος (passione), ἀπάθεια (indolenza – tranquillità d’animo), συμπάθεια (consenso), ἀντιπάθεια (ripugnanza). Ragion per cui in italiano, oltre a pathos, apatia, simpatia e antipatia, troviamo pazienza, patologia e patologico.

Se torniamo all’idea che l’insegnamento sia una cura, il docente “come un medico” (non come un dottore, che manco a dirlo dottore è, se è un prof) somministra soluzioni per risolvere, salvare, aiutare con molta calma; affronta con serenità e sangue freddo ogni singolo caso che gli si presenti davanti. Certi casi sono molto difficili, altri molto semplici, certuni complessi, altri risolvibilissimi.

Passione e pazienza non sono sinonimi, ma hanno la stessa radice etimologica. Tant’è che senza passione la pazienza vacilla, ve lo dice una che di pazienza ne ha veramente poca ma sa controllarsi in pubblico.

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Così ho deciso che è ora di BASTA! Basta nervoso, basta stress, basta crearsi problemi inutili. Bisogna convincersi di essere un docentemangiaerrori.

Si fa così.

La mattina entri in classe. Sorridi, saluti. Vai alla cattedra. Poggi quei tre-quattrocento chili di libri illustrati sulla cattedra e duemila activity book. Chiedi ai tuoi gentili ascoltatori, accomodati nella solita postazione, di tenere cortesemente il volume della voce basso. Tutto ciò va chiesto mantenendo un volume della voce altrettanto basso, che resterà tale per tutte le ore di lezione in programma.

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Quando tutti quei deliziosi ragazzini parleranno tutti insieme, senza rispettare la semplice regola di sollevare la mano, per evitare che gli interventi da produttivi diventino caotici, tu penserai sono una profmangiaerrori – sono una profmangiaerrori e, sollevando la mano destra in segno di pace, per magia tutte le bocche si chiuderanno, gli studenti si quieteranno e tornerà l’ordine. Gli interventi saranno ripristinati nell’ordine che si conviene e la lezione giungerà al suo termine senza difficoltà alcuna.

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Quando alcuni di quei ragazzini scriveranno TAQQUINO o TACQUINO nella loro prova d’ingresso, tu penserai sono una profmangiaerrori sono una profmangiaerrori, scriverai una sola volta la parola taccuino alla lavagna ribadendo che non si tratta di un tacchino e che da quel momento in poi, saecula saeculorum amen, le due QQ abbinate si dovranno trovare solo nella parola SOQQUADRO e sebbene, poco usato, ma censito nel patrimonio delle parole italiane che hanno corso, anche in biqquadro, variante di bequadro, ovvero «segno del sistema moderno di notazione musicale, la cui funzione è di annullare l’effetto del bemolle e del diesis.

Gli errori piano piano entreranno dentro la profmangiaerrori che verso la fine dell’anno scolastico, data la pazienza inenarrabile e il mantra quotidiano, scoppierà lasciando tutti di sasso. BOOOOOOM.

Tutti la rimpiangeranno.

Condivido le parole di Pasolini il quale sa bene che il lavoro del maestro: “è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo (…)Per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose ed emozionanti… Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell’irrazionale e del puro vivente che è in noi… Può educare solo chi sa cosa significa amare”.

 

E se non si ha pazienza, aggiungo io, è meglio lasciar perdere.

 

NON-Planner datebook, Keri Smith, Corraini

Il mio mondo a testa in giù, Bernard Friot, Il Castoro

Poesie naturali, Alessandra Berardi Arrigoni, Topipittori

Se saprei scrivere bene, Mittino e Ferrara, Coccole Books

 

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