Un grande ponte fatto di NIENTE

Quale papà, mamma, nonno, nonna, zio o zia non ha intervistato regolarmente i propri figli o nipoti durante l’anno scolastico?

Com’è andata oggi a scuola?

Cosa avete fatto coi maestri? [Coi prof?]

La risposta è uguale [credo] in quasi tutte le famiglie.

NIENTE

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Ma come è possibile, niente? Poco, niente o niente di niente? Fammi vedere lo zaino… Non sarà che mi nascondi qualcosa? Non sarà che questo/a insegnante è un/un’incapace? Non sarà che non sei stato bene attento/a? Non sarà che stavi dormendo? Non sarà che questi prof non sanno insegnare?

Non sarà, invece, che i nostri/vostri figli, bambini, studenti dopo 5 – 7 ore chiusi fra le quattro imponenti mura dell’istituto scolastico, sentono il bisogno di evadere? Hanno necessità di svuotare la memoria volatile? Ripulire le RAM? Rimuovere, almeno nelle prime due/tre ore a ridosso del rientro a casa, ciò che è successo in classe?

Difficile, davvero, credere che in tutte quelle ore fra i banchi non sia accaduto niente. Siamo adulti, siamo stati scolari e poniamo ai bambini/ragazzini la fatidica domanda. Ogni giorno. Se i nostri figli vanno alle medie, il quesito è lì, esposto da almeno otto anni (tre di materna, cinque di primaria). Tutti sanno, grosso modo, cosa succeda dentro un’aula. Di solito si scrive, si legge, si ascolta, si parla di storia, si disegna, si chiacchiera, si pasticcia il diario, si parla di geografia, si ride, si scherza, si sta seri, si fa la merenda, si cerca di parlare inglese, si esce per la ricreazione, si scambiano le occhiate coi compagni, ci si scambia le matite, si piega la carta, si stende la colla, si usa il temperalapis, si va in bagno, si va, si torna, si va di nuovo e nuovamente. Se scappa e se non scappa.

Davvero difficile presumere che in una intera mattinata non sia successo niente. Anche i contenuti più noiosi, indegni di nota, lezioni asfittiche, apparizioni e sparizioni di prof, che si succedono di ora in ora, sono fatti. Tutto questo andirivieni è qualcosa. Non si può credere davvero che in aula vi sia stato il nulla. La sola presenza di venti studenti compensa qualsiasi vuoto. Il vocìo, gli sguardi, le battute improvvisate sono tutto ciò che anima la scena scolastica. Le cose più interessanti, quelle che i nostri ragazzi non vogliono raccontare per paura che i genitori rimangano delusi, sono ciò che accade a scuola.

Ma noi no! Non ci arrendiamo. Vogliamo sapere, e sapere e sapere.

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Chiaramente chi sta fuori dalla scuola è curioso, interessato, ansioso di conoscere, sapere, indagare, consolare (se necessario), lodare, criticare, elogiare se tutto procede bene, demolire chi non convince e, infine, correre ai ripari se qualcosa va storto.

Mò, niente! D’altra parte chi c’è in classe eh, chi c’è? Mamma non c’è, papà a lavoro, nonna lontana, zio e zia non ti vedono mai. Figlio mio, qualcosa dovrai pur raccontarci! Ah ma ci vado io dal Preside, gliela faccio passare io la voglia di fare NIENTE a questi prof. fannulloni!

Non sarà che la lezione è sempre uguale a sè stessa. Stesso tono, stesso brodo, stessa solfa? Nessuna sorpresa, sempre lo stesso copione. Stesso schieramento. Noi i prof di qua, dietro la cattedra, loro gli alunni di fronte. Giusto, ognuno ha il suo ruolo.

Non sarà che noi i prof di qua dobbiamo iniziare a vivacizzare, a sorridere, a variare sul tema? Noi di quà, voi di là, voi di sopra, noi di sotto? Il mondo visto dai ragazzi è molto differente da quello che si aspettano gli adulti.

Intanto, saremmo già sulla buona strada se creassimo un PONTE. Urge dipanare il filo nascosto, trovare il trait d’union, allungare la stretta di mano fra scuola e famiglia sempre più necessaria di questi tempi. Io faccio di tutto per alimentare la fiducia reciproca. Ci provo, ecco.

I docenti chiedono quotidianamente una maggiore collaborazione alle famiglie. Una partecipazione attiva dei familiari nelle questioni scolastiche. Non si tratta della richiesta di un semplice supporto nello svolgimento dei compiti a casa!

NO! I compiti non sono per i genitori! Sia chiaro.

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E così le famiglie chiedono ai docenti più pazienza, maggiore attenzione e tatto. Sono esigenti coi loro figli ma soprattutto coi loro insegnanti. Voglio i Contenuti, pretendono che i Programmi (parola ormai impronunciabile perchè rimossi dal linguaggio ministeriale) vengano svolti per intero. Oggi esistono solo Indicazioni Nazionali o piani di studio personalizzati. Ogni studente è unico. Ognuno ha i suoi bisogni specifici. “Forse perché essere liberi è faticoso. Richiede coraggio, idee e la responsabilità di decidere. La possibilità di cambiare la scuola oggi esiste. Basta che presidi, insegnanti e studenti decidano di fare la fatica di essere liberi (Cit. Ludovico Arte).

Perché io, in seconda elementare, sapevo già le tabelline. E la mia maestra, in prima elementare, ci faceva scrivere in corsivo. E perchè io, in prima media, studiavo già il latino…

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E allora? Lo schema deve essere sempre per forza lo stesso?

Così “per dare il la”, visto che ho ripreso a lavorare anche quest’anno nelle scuole medie inferiori, ho deciso di iniziare l’anno scolastico proprio sviscerando questo tema. Il niente. Un po’ di niente che è un prodotto e si può acquistare come racconta questo bellissimo libro dal titolo “Niente” di Remy Charlip ed Eric Dekker, pubblicato nel 2007 da Orecchio Acerbo.

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Ho letto a voce alta l’esilarante racconto “Il tema” tratto dal volume di Bernard Friot, “Il mio mondo a testa in giù” edito da Il Castoro. Perché per poter scrivere qualcosa su un tema di lunedì, la domenica deve succedere qualcosa di veramente interessante!!

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Un bel niente che è una gran giornata tutt’altro che noiosa nel volume illustrato di Beatrice Alemagna “Un grande giorno di niente”, edito da Topipittori.

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Infine, propongo un bel volume utile a catalogare il niente intorno a noi come il nuovo  “The non-planner datebook” di Keri Smith, edito da Corraini. Un’agenda che non è un’agenda. Per raccontare cose da dimenticare, come tutto ciò che accade a scuola.

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E come questa bella paginetta compilata per benino, ieri abbiamo fatto il primo regalo alle famiglie. Un bel resoconto scritto di ciò che è accaduto.

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Così il mutismo è garantito e tutti sono felici e contenti del Niente fatto a scuola.

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2 risposte a "Un grande ponte fatto di NIENTE"

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