On my own (lettera di fine anno agli alunni)

Cari Ragazzi,

questo lungo periodo trascorso insieme giunge al capolinea. Ci siamo incontrati per caso, a settembre. Parlo di sorte perché, come avete scoperto poco prima dell’inizio del secondo quadrimestre, occupo il posto di un altro insegnante: un professore, sì, il cui nome e cognome rimanda a un uomo che, per motivi poco importanti in questo contesto, non si è mai presentato nella vostra classe. In effetti, non ve l’ho detto subito. Non vi ho rivelato immediatamente questo segreto. No! Quando mai posso entrare in una classe dicendo: eccomi sono la “SUPPLENTE”.

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Non mi avreste presa sul serio.

La supplente? Ma come? Spiegava così bene! Ma quindi adesso ci lascerà?

NON SUBITO!

Ma com’è il prof che sta sostituendo? Mi avete chiesto più volte. Simpatico?

E che ne so! Io non lo conosco.

Lo so. Lo so. Voi immaginate un Iperuranio, un Parnaso, dove tutti i prof convivono, pranzano insieme, discutono: noi docenti e la SCUOLA siamo tutt’uno, una cosa sola.  I prof stanno coi prof e sanno vita, morte e miracoli di tutti gli operatori scolastici. Beh, vi rivelo un altro segreto: non è così! Conosco solo alcuni dei professori di lettere, i coetanei, quelli che hanno frequentato gli stessi corsi monografici in Facoltà. Gli altri, boh! Sono entrata in contatto solo coi colleghi degli istituti in cui ho prestato servizio. E comunque non potrei mai esprimermi su un collega, se è simpatico o meno. Possiamo discutere di me, se sono o meno simpatica, più o meno preparata. Ecco questo posso accettarlo. Sono qui, se volete esprimere un parere o un giudizio, anche una critica, sono pronta ad ascoltarvi.

A fine anno, si può finalmente dire com’è andata! Bene, male? Certo è dipeso da voi, se avete prestato attenzione, con impegno e concentrazione; ma anche da me, se sono stata sufficientemente chiara, gentile e paziente.

Evidentemente dovevamo incontrarci. La vita è fatta di incontri casuali. 

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Bello prof!

Vi ringrazio per avermi accolta con rispetto e affetto. Non è facile prendere il posto della Maestra delle elementari. Mi sono sentita inadeguata. Ho sentito il peso della responsabilità: seminare l’italiano, spiegare la storia e insegnare la geografia nella scuola media inferiore, dopo cinque anni di elementari. Ci ho provato. Sono stata, credo, paziente.

Scusate se qualche volta ho perso la pazienza e ho detto che N O N A V E V O MAAAAAAI AVUTO UNA CLASSE TANTO INDISCIPLINATA!

Son battute che scappano alle prof. Ma non l’ho mai pensato davvero. Certi giorni anche io sono arrivata a scuola stanca, magari di malumore. I pensieri sono come nuvole, vanno e vengono: anche noi prof vorremo pensare meno, non avere problemi. Ma voi lo sapete, no, ho anche una vita privata?

Si, prof lo capiamo. Anche mamma lavora. La mia insegna! E anche lei quando torna a casa è stanchissima e chiede che ci sia silenzio.

Bene iniziate da ora con il silenzio. Grazie!

Così posso cantarvi una canzone.

Una canzone prof?

(Cerco subito sul tablet la canzone di Nikka Costa, On my own.)

Trovo la base e inizio a cantare. C’è chi mi guarda incantato, chi incredulo. Chi ha lo sguardo pietrificato ma apprezza. Chi non capisce e ridacchia. Ma la canzone ve la canto tutta, fino alla fine.

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Poi, qualcuno mi chiede: Prof possiamo ascoltare “Perfect” di Ed Sheeran?

Certo, voi avete ascoltato me. Volentieri ascolto quello che vi piace. Parte la musica e anche la loro voce intona il testo. Voi non mi vedete, ma io mi giro verso il pc della classe per nascondere le lacrime, ricordando me stessa alla vostra età.

 

Capire vi fa paura, capire vi fa crescere. Gli anni passano. Tutto da soli, dovrete fare tutto da soli. Cose sempre più difficili: correre intorno a un albero, costruire una casa, guardare nello specchio o fuori dalla finestra, andare in autobus, sguazzare in una pozzanghera, leggere un libro. URLARE. Questo lo sapete fare benissimo.

A volte mi chiedo
chi sono, se vado bene
crederci è difficile.

Cerchiamo sempre di provare chi siamo
finchè apparirà il sole del mattino
che illumina tutte le paure.
Asciugo le lacrime che non ho mai mostrato,
magari posso non vincere ma non posso essere forte
qui fuori, tutto solo.

(Traduzione libera dal testo On my own).

 

Ciao, speriamo di rivederci!

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