Cineforum: un esperimento didattico a puntate con David Copperfield

Imparare con il Cineforum, garantisco si può. Conoscere i grandi classici della letteratura guardando un film: FATTO!

Per chiudere questo lungo anno scolastico ho scelto uno degli scrittori più eccentrici della produzione inglese, Charles Dickens, nella sua migliore scrittura di stampo autobiografico: David Copperfield. La riduzione cinematografica di un bestseller può incuriosire, emozionare, coinvolgere anche gli adolescenti più refrattari, i più allergici alla pagina scritta, alla letteratura consacrata. Chi nulla sa e mai ha sentito parlare di uno scrittore o di un testo composto più di centocinquant’anni fa, alla fine della proiezione conosce personaggi, trama, autore ed è in grado di esporre criticamente il suo pensiero sui fatti narrati. Anche quando le vicende sono accadute nel passato. Se poi la pellicola è a colori, siamo a cavallo. Nel caso in questione, quando l’Italia, in pieno del Risorgimento, ancora non aveva un’identità nazionale (concetto poco chiaro nonostante i lunghi approfondimenti ricorrenti su quest’ambito cronologico) il mondo era sicuramente in bianco e nero.

Più precisamente ho recuperato in Biblioteca ragazzi della Provincia di Cagliari l’edizione del regista ungherese Peter Medak (2000) e, a gran sorpresa, la sua proiezione ha suscitato emozioni contrastanti e davvero forti nei miei alunni di prima, seconda e terza media.

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Perché proprio Copperfield? Intanto il protagonista viene presentato da bambino e i nostri alunni hanno bisogno di immedesimarsi in un eroe (anche sfortunato) che gli somigli pur indossando abiti demodè; David si forma, come tanti piccoli oggi, con l’Homeschooling formazione domiciliare a tutti gli effetti, la sua tutrice è la madre fino ai nove anni; vive in una famiglia allargata, la mamma è vedova e si risposa con un uomo, Mr Murdstone, il quale porta in casa anche sua sorella. Il ragazzo, pur avendo un bel carattere, non ha vita facile: proprio non sembra meritare le minacce e le percosse del patrigno, avido e arcigno. Ed è proprio qui che l’insegnante deve intervenire per spiegare che in passato l’educazione passava anche attraverso queste maniere poco ortodosse. “La violenza gratuita non ci piace!” – “Non è giusto, David non lo merita! Picchiarlo in questo modo esagerato, perché? Solo perché ha sbagliato il compito di matematica?”.

Pubblicato su una rivista di proprietà dell’autore, a più riprese tra il 1849 e il 1850, con il titolo The Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery, which he never meant to publish on any account, io propongo il famoso romanzo vittoriano in versione cinematografica. Il testo ebbe un buon successo presso il lettore ottocentesco anche sotto il profilo visivo, infatti gli episodi furono illustrati da Hablot Knight Browne, maggiormente conosciuto con lo pseudonimo Phiz, principale traduttore in figure delle novelle dickensiane. Siamo di fronte, infatti, a un’opera letteraria che più di altre si presta alla visualizzazione.

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Copperfield è protagonista di eccentriche situazioni ambientate in Gran Bretagna durante la rivoluzione industriale, i cui risvolti economico sociali sono poco noti agli adolescenti italiani. Il suo profilo ci lascia di stucco: la sua vita è ben diversa da quella agiata del nostro quotidiano contemporaneo. Tristezza, ansia, risate, malinconia, incredulità. In certi momenti in classe si è scatenato un vero e proprio incontenibile “tifo da stadio”, tanto è stato il coinvolgimento nelle tragicomiche vicende di David. Attraverso una serie di flashback pieni di suspense, Dickenscom’è noto, racconta di un bambino dolcissimo e sfortunato, orfano di padre, successivamente privato anche della giovanissima madre, a causa delle angherie di un sinistro personaggio, Mr Murdstone accompagnato sempre da quella strega di sua sorella, fredda e crudele, con cui instaura in casa un clima di terrore. E così possiamo introdurre anche un tema per me molto importante: il maltrattamento dei minori.

Prof. Ma è assurdo! Prima perde il padre, poi la madre viene raggirata da questo tizio odioso, per non parlare della sorella che porta via loro le chiavi di casa. Ma stiamo scherzando, la loro casa!!! E la mamma di David non si ribella?”

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Certo, non hanno proprio idea di quanto l’intreccio sia importante per Dickens. Se non vi fossero tutti questi ostacoli, la trama avrebbe perso di efficacia insieme alla narrazione, validissima e di successo per gli incastri complessi fra i personaggi che si perdono di vista e poi si incontrano di nuovo per vivere situazioni inspiegabili.

“Ma prof non ho capito? Chi è questa Agnes? Dora, di chi è figlia? Continuo a confonderle. E questo strano tizio? Uriah Heep, quel viscido dal viso cadaverico che aspira alla mano di Agnes?“

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Illustration for Charles Dickens’s David Copperfield, third plate for November 1850 double-. Miss Betsey Trotwood came and looked in at the Rookery’s window

 

Purtroppo, la proiezione è lunga e dunque dobbiamo interrompere e riprendere successivamente. Esattamente come il lettore ottocentesco: gustò le puntate su venti fascicoli mensili (l’ultimo, secondo la consuetudine, doppio) dal maggio 1849 al novembre 1850; solo successivamente il testo fu riproposto in un volume con le illustrazioni di “Phiz”.

Per gli studenti sono stati, in particolare, più sconvolgenti i capitoli intitolati da Dickens:

Cado in disgrazia, Vengo mandato via di casa, Allargo la cerchia delle mie conoscenze.

Ai loro occhi David sembra davvero troppo piccolo per affrontare l’allontanamento forzato da casa. Ma quando, cresciuto, conosce l’amore, tutti si sciolgono e aspettano il bacio. Come in una telenovelas, tutta protesa verso la convenzione dello happy ending, possiamo cogliere in quest’opera le tracce di una profonda inquietudine giovanile, che i ragazzi hanno colto perfettamente,

 

 

 

 

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