Un mucchietto di promesse

Qualche giorno fa ho deciso di chiedere ancora una volta ai miei alunni di impegnarsi. UN ULTIMO SFORZO. Ho chiesto di scrivere la promessa di fine anno. 

“Prendete un foglio…”

“Anche piccolo?” – “Anche strappato?” – “Anche a quadretti?”

”Certo, il vincolo sta solo nella consegna, purché siate sinceri e convinti di ciò che scriverete!”

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In effetti si tratta di una semplice attività che fa da pendant con quella di inizio anno. In tutte le scuole, sapete, esiste un patto di corresponsabilità scuola-famiglia che viene letto e controfirmato da alunni, genitori e insegnanti. Ognuno ha i suoi diritti e doveri. Il documento contiene l’elenco dei principi e dei comportamenti che la scuola, la famiglia e gli alunni condividono e si impegnano a rispettare. (Riferimento normativo: Decreto del Presidente della Repubblica 21 novembre 2007, n. 235). Il modello base è fornito direttamente dal MIUR, poi ogni scuola lo personalizza senza snaturarlo. Ma sapete, spesso nel corso dell’anno il patto si rompe. Il contratto non sempre viene rispettato da tutte le parti coinvolte. La quotidianità, la fretta, l’impazienza, le esigenze di questo, le richieste di quell’altro, le sorprese (belle e brutte), l’indignazione, il pessimismo (insomma) e non ultime le critiche o le ingiustizie, nonché la superficialità prendono il sopravvento. E il patto va a farsi benedire. Ciò che è scritto su una fotocopia distribuita alle famiglie diventa solo un “Mucchietto di promesse” di poco conto. BUROCRAZIA.

 

A mio avviso, dunque, all’inizio anno è importante redigere oltre al patto ufficiale un altro contratto alunni/docente, personalizzato secondo le esigenze degli studenti e coerente coi bisogni e le aspettative di tutti. In primis, degli ospiti presenti ogni giorno in aula.

Si fa così. Dividi la lavagna in due parti.

DOCENTE                                       /                                 ALUNNI27A0BD45-16EE-4A19-8860-2889879FB61D

Sotto la scritta “docente” mettiamo tutte le qualità che gli alunni desiderano trovare in un/un’insegnante. Dall’altra ciò che il docente si aspetta dagli alunni. A turno prof e alunni chiamano gli attributi per il ruolo.

E guarda un po’, gli aggettivi qualificativi sono speculari.

GENTILE                                                    /                            GENTILI ED EDUCATI

PAZIENTE                                                  /                            TOLLERANTI

DIVERTENTE                                             /                            ALLEGRI

COLTO                                                        /                             STUDIOSI

CALMO                                                       /                             CALMI

INDULGENTE                                            /                             DILIGENTI

CHIARO NELLE SPIEGAZIONI                /                            CHIARO NELL’ESPRIMERSI

And so on.

Per concludere sia il prof sia due rappresentanti degli alunni (un maschio e una femmina) firmano in calce.

Ogni tanto, nel corso dell’anno è bene ricordare che il prodotto di questa primissima lezione è fondamentale per andare d’accordo.

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Stare in armonia, in pace. Stare bene insieme.

Certo, serve anche per verificare se l’insegnante sta mantenendo la sua parola. Se l’adulto è in grado di guidare il gruppo. In fondo, è fondamentale: anche l’insegnante deve essere promosso. È bene ricordare loro ciò che si è detto quella mattina più volte: è utile rinforzare la motivazione del giovane pubblico, l’unico che esige vera attenzione. L’unico che è autorizzato a fare i capricci. L’unico che è in fase di crescita, che soffre per il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, che soffre per i genitori in corso di separazione, che piange la mamma obbligata a passare le giornate all’ospedale oncologico, che soffre perchè il papà non c’è più.

E per far passare tristezza, rabbia, malinconia ci vuole gentilezza, passione, allegria e molta calma. E se non hai queste qualità non puoi insegnare, neanche per un solo giorno.

Arriviamo, dunque, alle promesse di fine anno.

Certo chi si è impegnato molto è pure molto stanco ma alcuni non rinunciano a mettere a disposizione le proprie energie per aiutare gli altri.

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Alcuni sentono di essere migliorati molto da settembre. Non serve che ci sia stata davvero un’evoluzione significativa nell’ambito didattico, l’importante è sentire che ciò è avvenuto.

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Qualcuno sa che deve ancora impegnarsi, molto di più; però, guarda caso, non ci sono più gli errori ortografici. E questo per alcuni è moltissimo.

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Poi ci sono quelli che “le promesse” sono il mio mestiere!

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Tutto ruota intorno a un accordo. Se c’è armonia, tutto va liscio come l’olio. Ciò che è scritto è scritto. AMEN

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