Gioco di squadra

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Recentemente mi sono trovata costretta a ribadire alcuni concetti, obbligata a ritornare su alcune regole di convivenza civile in classe per discuterne seriamente coi ragazzini. Mai smettere di ripetere a voce alta le regole, ragionare sempre con gli studenti su ciò che sarebbe giusto fare o non fare dentro una stanza in cui convivono circa sono 20/22 persone. La scuola è un luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, una comunità di dialogo, di esperienza sociale volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni.

La scuola non è una ludoteca. Non è un baby parking. Non è un parcheggio per genitori che lavorano a tempo pieno. Gli insegnanti non sono dei baby sitter. O meglio oggigiorno ci sono Ludoteche molto speciali, impegnate in attività ricreativa di alta qualità, così come ci sono Baby sitter con la laurea in scienze dell’educazione che si presentano con un’intera biblioteca in valigia pur di intrattenere i bambini con intelligenza. Ben vengano le Ludobabysitter preparate e attente.

La scuola non è un luogo di puro svago. Ovvero, la maggior parte di chi ha frequentato in passato le aule scolastiche da alunno dubito pensi che andare a scuola sia divertente. Anzi, andare a scuola è per alcuni un supplizio, una vera sciagura! Alzarsi la mattina presto, studiare, scrivere, contare, fare i compiti, prepararsi per le interrogazioni. Maledette verifiche.

Ogni insegnante può però decidere di proporre anche contenuti leggeri, per staccare ogni tanto dall’impegno intellettuale richiesto nelle cinque ore di lezione (quando non sono sette, per la scelta dell’orario prolungato). Ognuno con il suo stile irripetibile, carismatico, il suo piglio incerto, il suo sguardo severo, il suo atteggiamento magico. Qualcuno stacca perché i ragazzi ne hanno davvero bisogno e qualcuno incalza, perché siamo già al secondo quadrimestre, perché c’è la prova Invalsi, perché ci sono i test. Insomma, perché le verifiche vanno fatte! Perchè ci sono le valutazioni, le scale di livello, i bravi, i meno bravi, quelli in difficoltà, quello che ha la mamma all’ospedale, quella che la mamma non ce l’ha più; quelli che non capiscono la matematica, quelli che la odiano, quelli che hanno sempre mal di pancia quando entri in classe, i dislessici, i discalculici, i distratti. E nessuno deve restare indietro.

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Per poter sfruttare al meglio le ore a disposizione, di solito, si “spremono” i giovani allievi. Alle medie, materie e prof incalzano, ora dopo ora c’è un cambio: visi, modi, strategie; a ogni suono della campana, nuovo giro, nuova corsa. Talvolta capita pure che la campana suoni ma il prof rimanga lo stesso. Magari cambia la materia, il libro, il quaderno, il contenuto, l’argomento. Perché il peggior nemico di noi prof è la noia. LA NOIA DEGLI ASTANTI. Quel pubblico che deve IMPARARE pur qualcosa oggi! Che non può dire ai genitori: cosa avete fatto oggi? NIENTE!

Tuttavia, sempre più spesso ci dimentichiamo quale sia uno degli obiettivi fondamentali della scuola. La scuola non è solo una carrellata di nozioni, un concerto di competenze, un elenco di informazioni che l’insegnante ripete a menadito di fronte al suo giovane pubblico costretto ad ascoltare. Perchè anche oggi BISOGNA IMPARARE QUALCOSA! E questo qualcosa deve sempre essere una data, il nome di un personaggio, una poesia, una regola grammaticale, una formula matematica.

Non voglio dire che i contenuti non siano tutto, sono molto importanti. La trasmissione della cultura è fondamentale. Ma la scuola dovrebbe sempre operare per garantire agli studenti la formazione alla cittadinanza.

Perciò, a volte, non mi sento di correre con gli argomenti di storia, di geografia, di grammatica se prima la mia platea non ha capito le buone norme che ci permetteranno di assorbire i contenuti del libro di testo.

Le mie ultime lezioni in prima vertono sulla comprensione del testo regolativo.

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Ho dettato agli alunni parte del regolamento dell’Istituto, soffermandomi sui principi più elementari di convivenza civile senza addentrarmi troppo nelle questioni legate ai dispositivi elettronici, in quanto attualmente il problema è stato risolto con la collaborazione delle famiglie.

Ogni studente deve:

1) frequentare assiduamente i corsi e assolvere agli impegni di studio. Presentarsi puntualmente all’ingresso, eseguire i compiti o portare il materiale scolastico occorrente alle lezioni in programma.

2) rispettare tutto il personale della scuola: prof., compagni, collaboratori scolastici

3) mantenere un comportamento corretto: non arrecare danni al patrimonio della scuola

4) non deve chiacchierare, disturbare la lezione con interventi inopportuni.

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5) parlare solo dopo aver chiesto il permesso, non urlare, non allontanarsi dal proprio posto.

Il punto 5 è uno di quelli a cui tengo di più: a volte i ragazzini parlano tutti insieme, senza aspettare il proprio turno, senza aspettare che il docente dia loro la parola; pur di parlare ed essere ascoltati sollevano il tono della voce per coprire quello di chi ha già avuto la parola, si alzano addirittura dal posto pur di sovrastare la voce altrui e prendere una posizione di vantaggio. Anche con il corpo. Insomma tutti vogliono parlare… Io, io, IOOOOOOO! nessuno vuole ascoltare.

Sarà che nessuno è disposto ad ascoltare loro??

Ecco il compito per casa:

Rifletti sul comportamento tuo e dei tuoi compagni nelle ultime settimane di scuola. Cosa potresti fare per migliorare?

Le risposte sono state, davvero, intelligenti.

Dalla lettura a voce alta è emerso qualcosa di molto interessante: loro si sono resi conto che non sono seri! Non sono rispettosi del prossimo. Ma soprattutto si sono accorti che non sono un gruppo! Non sono una squadra. Son tutti contro tutti.

A questo punto, e qui concludo, ho chiesto ai bambini di far scrivere ai propri genitori un commento a margine di tutta questa attività per il giorno successivo.

Alcuni hanno atteso fino il rientro del proprio genitore fino alle dieci di notte pur di avere la sua dichiarazione. Mi avranno odiata, lo so. Ma il giorno dopo avevo i commenti delle famiglie e devo dire che i miei alunni sono proprio fortunati perchè tutti hanno scritto almeno due righe dicendo che condividono tutto il contenuto, che le regole sono importanti, che la scuola deve essere un luogo di scambio e di rispetto per il prossimo, una palestra di vita per poter affrontare il mondo che là fuori ci aspetta, senza pietà

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