Bon ton del perfetto ascoltatore

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Per far capire ai miei alunni di prima media quanto l’educazione, la gentilezza, l’eleganza nei modi sia sempre più apprezzata nella società (in quella utopica presente nel mio immaginario) porto sempre l’esempio di mia figlia Giulia di 5 anni. Non perché sia lo specchio della perfezione ma perchè è piccola e spesso dai piccoli non ci si aspetta tanto. Vi confermo che i bambini della materna fanno tenerezza anche agli adolescenti: perché quando parlo di Giulia mi ascoltano sempre con attenzione.
Giulia fa questo… Giulia fa quello… Giulia mai si permetterebbe…

Ecco Giulia va regolarmente a teatro, da quando ha due anni e mezzo. Ci va perché ce la portiamo, o io o mio marito.
Quando si va a teatro, sin da piccoli, si apprende immediatamente il “bon ton” dello spettatore: si occupa il posto assegnato, raggiungendolo tenendo per mano mamma o papà. Si sta in silenzio o si parla sottovoce finché le luci di sala sono accese e poi, non appena si fa buio, inizia la poesia. Si ascolta, si guarda, si ride, si piange. Si applaude, alla fine, si applaude. Non le ho mai detto si fa così e così! Segue a ruota gli altri uditori, astanti, spettatori.

Di tanto in tanto, la scuola in cui insegno dà occasione agli alunni di mostrare quanto si possa essere educati, nell’uscita a teatro. Diciamo che tutte le scuole in cui ho insegnato hanno dato questa occasione e ne sono felice. Si tratta spesso, dell’unica possibilità per alcuni, che resterà un unicum per tutta la vita.

L’anno scorso seguivo principalmente una classe terza. Ecco la descrizione degli attimi prima della messa in scena.
Alla partenza: corse sfrenate e spintoni per prendere il posto più lontano possibile dal docente; via, piazzati a fianco del compagno più casinista; richieste continue di poter andare al bagno; chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere; infine, al termine dell’ultimo tempo, stesse corse sfrenate questa volta per uscire.

Poi chiedo ad alcuni: “Piaciuto?
“Non mi ricordo!”

Di rientro in classe domando quanti di loro siano mai stati a teatro prima che la scuola offrisse loro questa preziosa occasione.

La risposta è desolante. E chiaramente chi spintona non è mai stato con la famiglia a uno spettacolo dal vivo. Undici anni di altro: niente teatro, niente libri, niente musica classica, niente pazienza, niente ascolto.

Oggi ho portato gli alunni di Prima al Teatro Lirico di Cagliari per una lezione guidata da Mozart in persona (nel ruolo un divertentissimo Massimiliano Medda). A dire il vero tutta la scuola ha partecipato insieme agli alunni di altri istituti cagliaritani.

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L’orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Massimiliano Medda e gli alunni/cavallette in platea. Non si vedono, ma vi giuro che saltavano!

L’ascolto della musica classica prevede uno sforzo maggiore rispetto al teatro di prosa, maggiore deve essere la concentrazione: quando si ascolta l’orchestra non ci sono le parole, non c’è una storia, non c’è dialogo, non ci sono gli attori che si muovono, non ci sono immagini.

Certo c’è l’orchestra, c’è il direttore che si agita spalle al pubblico ma fondamentalmente si deve seguire la melodia, chiudere gli occhi per farsi trasportare dalle note. In questo spettacolo, pensato per le scuole, l’accompagnamento verbale Mozart/Medda è stato utilissimo e importante per tenere vivi attenzione e ascolto. Lui è pure molto divertente e i ragazzini vogliono sempre divertirsi, in tutte le situazione vogliono ridere almeno un po’.

Stando in fondo alla platea ho potuto godere, ascoltando la selezione musicale del repertorio mozartiano e, nel contempo, ho osservato il giovane pubblico.

Cosa vedono i miei occhi: GRILLI, tanti GRILLI che saltano sul posto.

No, no, ca_va_llet_te.

Chi agita le braccia, chi ridacchia, chi cerca la complicità del compagno davanti o seduto al suo fianco. Chi deve andare in bagno. Anche qui, ogni cinque minuti al bagno. E le maestre e le prof. tutte pazienti che cercano di sostenere ogni ragazzo, per provare a dare la motivazione giusta. Credo che per alcuni bambini sia stato una specie di tormento: ma cosa mi state proponendo, di stare seduto e zitto per un’ora?? ma stiamo scherzandoooo? Io mi sto annoiandooooo. Io voglio parlare, voglio muovermi, come si può stare fermi??? io non sono capace di stare fermo. Ascoltare??? io voglio dire, dire, dire. Pipíiiiii, mi scappa.

Diciamo pure che i miei allievi sono stati pure seri e zitti. Ogni tanto un’occhiatina da strega è servita ma loro hanno anche visto quanto io fossi infogata per tuttoquelsuonare e forse mi hanno accontentata, siamo bravi prof?

Al rientro in classe scopro che nessuno NE-SSU-NO dei miei 20 giovani alunni di undici anni è mai stato al teatro per ascoltare la musica classica. Io sono preoccupata e gliel’ho pure comunicato.

Cari genitori, dobbiamo fare un bel discorsetto! Possibile che non troviate, nel fine settimana, durante le vacanze estive o pasquali o natalizie, un momento per portare i vostri bambini a teatro, a un concerto, al museo, a fare un giro per la città per vedere i monumenti. Niente di niente?

 

 

 

 

 

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