Cara maestra, caro maestro

Cara maestra, caro maestro

ho l’arduo compito di dare continuità al tuo lavoro: semino l’italiano, spiego la storia e insegno la geografia nella scuola media inferiore. Ci provo. Raccolgo il tuo “testimone”, ricevo lo scettro (per le discipline letterarie) che è stato tuo nei precedenti cinque lunghi anni. Un grande piacere e una grandissima responsabilità per noi prof: essere alla tua altezza non è affatto scontato.

Scrivo perché ho bisogno di comunicare con te, urgentemente.

So bene che il tuo è un mestiere molto difficile. Molto più difficile del mio. I giovani alunni di prima (ma anche quelli di seconda e di terza) hanno passato con te ogni giorno dei cinque anni pre-scuolamedia. Per alcuni sei stata/o il punto di riferimento costante, cardine infaticabile, immobile colonna, unica voce per i bambini: tutti i giorni nelle cinque classi delle elementari (salvo che non ci siano stati avvicendamenti o sostituzioni in corso d’opera, come talvolta accade).

07AB5FAF-8C83-42C1-85D4-7A53E84189EC

Il tuo appellativo è così forte, il tuo titolo importante, essenziale, così perfettamente fissato nel vocabolario degli studenti, così anche nell’immaginario, che i primi giorni alle medie i ragazzini di prima continuano a chiamarmi MAESTRA. E mica mi offendo, sono contenta. Perché riconoscono il ruolo, assimilano la mia figura alla tua: sanno che al nostro interno c’è tutto ciò che occorre ai bambini per imparare a leggere e scrivere e contare e cantare e saltare. Ci sono addizioni, fiumi, esercizi, canzoni, storie (cit. “Come funziona la maestra” di Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer, ed. Il Castoro, 2015), tutto compresso, condensato dentro il nostro corpo. Un corpo che è presenza scenica in classe, voce recitante e silenzioso ascolto, quando occorre.

Spesso unica risposta a tutti i quesiti.

5236AE36-0245-42B9-97EF-4ADA1AEF980E

Tu sei la S C U O L A.

Se ti hanno amata la ameranno, se ti sei fatta odiare la odieranno.

Diciamo pure che hai contribuito generosamente al buono o cattivo esito del successo scolastico dei nostri studenti. Ci precedi in questa impresa complicata che è introdurli al mondo della cultura. E il modo in cui lo fai incide sul loro amore per il sapere.

4DFBED24-EEA9-4B6A-BDB2-0F7C2FE88D28

Il nostro obiettivo comune: seminare la conoscenza, la passione per la conoscenza? Coltivare le menti, attendere con cura alla loro maturazione? Siamo un distributore di nozioni (questo si aspettano le famiglie), siamo un pozzo di scienza, un contenitore di belle frasi fatte? Siamo predicatori? Dispensatori di soluzioni pret a porter? Paladini della cultura, luogo privilegiato dei “saperi” locali e globali? Siamo perfetti?

Certo, sono anni difficili. E l’Istituzione scolastica non sempre viene incontro alle esigenze dei suoi operatori, mancano quegli accorgimenti che ci permetterebbero di lavorare meglio, di distribuire meglio le energie e dedicare il giusto spazio a ogni singolo alunno. Di curarli tutti, uno per uno. Le classi sono affollate, le famiglie non sempre ci sostengono, a volte non sono proprio in grado di farlo, non tutti ne sono capaci. Oggigiorno nemmeno le strutture scolastiche e la cultura pedagogica riescono a riempire certi vuoti, inadeguate, come sono, a cogliere la complessità del mondo contemporaneo.

La chiusura all’apprendimento, stando a quanto si legge nei sostanziosi lavori di Maestri di Strada «è strettamente connessa con la chiusura al rapporto, con esperienze deludenti di relazione con gli altri, in primo luogo con gli adulti di riferimento» (cit. da “Il deserto dei significati” che allontana i giovani dalla scuola, Tania Caredda, Left), siano essi genitori o insegnanti.

Dunque? Perché ti scrivo?

Perché ho bisogno che ci mettiamo d’accordo su alcuni punti essenziali. Perchè io possa raccogliere ciò che hai seminato.

Siamo uomini e donne, diversi, per temperamento, vocazione, motivazione. Abbiamo scelto questo mestiere, non può che essere andata così. Nessuno ci ha costretti. I nostri alunni sanno che venire a scuola è un obbligo ma anche un diritto. Tutti i giorni parliamo di diritti a scuola, diritto alla vita, diritto di opinione, diritto di essere rispettati.

Mi interessa capire come mai, a volte, gli adolescenti arrivano alle medie scoraggiati: ansia da prestazione, poca fiducia in se stessi, allergia allo studio. Alcuni detestano la matematica e la grammatica e anche la geografia. Idiosincrasie primitive? Altri, nei loro componimenti, continuano ad avere moltissimi dubbi ortografici, quasi non avessero chiara la proiezione di fonema/grafema.

Alcuni mi dicono non so disegnare, non so scrivere e finiscono per non brillare in quelle materie come l’educazione artistica, la musica, discipline che dovrebbero appassionare, suscitare entusiasmi, risolvere l’anno scolastico, proprio quando la media dei voti nelle materie più complicate non raggiunge pienamente la sufficienza.

Che cosa è successo in questi 5 anni?

Lo so, a volte i problemi disciplinari, l’esuberanza di alcuni, la continua richiesta di attenzione di altri, impedisce il fluente corso delle lezioni. SILENZIO!

Dobbiamo interrompere continuamente le nostre comunicazioni di servizio (noiose regole di grammatica, astratti problemi di matematica) per soddisfare tutte queste domande, dare la parola a tutti quelli che vogliono dire qualcosa. DOVETE SOLLEVARE LA MANO PER CHIEDERE LA PAROLA!

E la mattina finisce; impossibile di questo passo finire il programma. PER DOMANI VENTI PAGINE.

Ma possiamo toglier loro la parola? Possiamo chiudere le comunicazioni con un BASTA!?

Troviamo un modo comune per migliorare la capacità di ascolto.

Leggiamo libri a voce alta in classe. Io in prima uso questi, se vuoi te li presto.

4FB4A56F-751C-45B7-BD0E-492FF3370CC3

Troviamo un modo convincente per migliorare la produzione scritta. Incentiviamola con esercizi creativi. Giochiamo alla “scuola che vorrei”. Interroghiamo le giovani menti: quale sarà il modello di scuola che vorrebbero, non conta il loro pensiero?Non imponiamo sempre il nostro ormai obsoleto metodo didattico, per i tempi che corrono forse non funziona più.

Io porto in classe questi.

CCE9C5DD-7F59-4C46-A463-BB17CA8E15B6

Stimoliamo la lettura utilizzando strumenti diversi dalla parola scritta: usiamo per i silent book per migliorare la competenza visiva e quella di rielaborazione attraverso la lettura ekfrastica.

Questi sono tra i migliori.

1455DAAF-E627-494C-9A7F-8CB2D4E8EA74

Introduciamo attrività che promuovano lo Star bene a scuola. Perché se i nostri ragazzi non stanno bene a scuola, se non stanno bene con noi i nostri sforzi sono inutili.

Come vedete non ho parlato di innovazione tecnologica.

Cara maestra, caro maestro,

questa è solo una riflessione a voce alta di una prof che è anche mamma. Mia figlia l’anno prossimo andrà in prima elementare. Ogni giorno da tre anni va alla scuola materna. Ed è contenta di frequentarla. Quando non sta bene e deve restare a casa mi dice: “IO VOGLIO ANDARE A SCUOLA!”

E44CB06E-6D1F-4489-817F-B9813CF31009

Il mio desiderio più grande è che continui a dire così i prossimi cinque anni.

 

Imperdibili:

MigrandoChiuso per ferieForse l’amoreFavole al telefonoIl libro degli erroriGiancretino e ioTutto da me

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: